Calcio, diritti tv: il decoder unico d’Europa

di Barbara Weisz

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La Corte di Giustizia europea ha stabilito che non si possono più vendere i diritti tv su base nazionale. Libera circolazione degli abbonamenti: si possono guardare le partite attraverso pay-tv di altri paesi.

Un cittadino europeo per guardare una partita di calcio può utilizzare la scheda di decoder di uno qualsiasi degli stati membri. Per essere chiari, volendo è possibile guardare una partita di Champions League in Italia utilizzando un abbonamento a un’emittente francese, o greca, o tedesca. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Europea con una sentenza che rischia di rivoluzionare l’intero sistema dei diritti tv delle partite di calcio.

Anche i commercianti sono liberi di scegliere il decoder che più ritengono conveniente. Mentre invece le leghe nazionali (come la Federcalcio italiana o la Premier League britannica) non possono più vendere i diritti su base territoriale, perchè questo rappresenta una violazione del diritto comunitario. Non solo: le emittenti televisive non possono assicurarsi l’esclusiva assoluta pagando di più, perchè anche questo è contrario al mercato unico. Insomma la Corte ha di fatto vietato qualsiasi forma di vendita dei diritti con una limitazione nazionale.

Il risultato è che si potranno vedere le partite scegliendo liberamente fra un qualsiasi abbonamento di un paese europeo. Questo concede al consumatore la possibilità di risparmiare, perchè le tariffe fra gli abbonamenti o i prezzi delle singole partite degli operatori cambiano anche di parecchio fra i diversi paesi.

Dunque, una sentenza di portata molto rilevante, che molti già paragonano alla famosa sentenza Bosman sul trasferimento dei calciatori.

Tutto è partito dalla denuncia della proprietaria di un pub inglese, Karen Murphy (con una facile battuta, non si può in un caso del genere non parlare di legge di Murphy).

La titolare del pub di Portsmouth trasmetteva nel suo locale le partite della Premier League sintonizzandosi con una pay-tv greca. Si tratta, secondo quanto si apprende, di una pratica che si sta diffondendo nel Regno Unito. La Premier League, ovvero al lega delle società calcistiche inglesi, ha fatto causa alla singora Murphy dando il via a un iter giudiziario che ha visto l’Alta Corte britannica rivolgersi, prima di decidere, alla Corte di Giustizia Europea. La quale, ha emesso la sentenza, dando di fatto ragione alla singora Murphy.

Le leghe nazionali mantengono i diritti sui rispettivi loghi e sulle trasmissioni (quindi un locale pubblico per trasmettere le partite deve essere autorizzato dalla concessionaria die diritti). Ma non possono vendere i diritti su base nazionale.

Oltre agli effetti pratici che ogni sportivo può valutare facilmente (unica controindicazione, la telecronaca è nella lingua dell’emittente a cui ci si collega, naturalmente), la sentenza è destinata ad avere effetti notevoli anche sul mercato, miliardario, dei diritti tv.

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