ICANN, la rivoluzione dei Domini Internet

di Stefano Gorla

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Di recente l'ICANN ha dato il via libera ai nomi di dominio di personalizzati aprendo le porte ad un nuovo modo di comunicare, anche da parte delle organizzazioni pubbliche. L'unico scoglio ad oggi sembrano essere i costi d'accesso.

Il 20 giugno 2011 il Consiglio di Amministrazione dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) – ente noprofit che gestisce le procedure di assegnazione dei DNS, ossia degli indirizzi assegnati ai server e dunque ai siti web a livello planetario – nella riunione che si è svolta a Singapore dal 19 al 24 giugno ha deciso, dopo 3 anni di lunghe discussioni, la liberalizzazione per i suffissi dei siti dal 12 gennaio 2012  partendo con “.nomeazienda” e “.città” in tutte le loro possibili declinazioni.

Dal 12 gennaio 2012 sino al 12 aprile 2012 ci sarà la prima “finestra” per presentare all’Icann la richiesta dei nuovi domini, dimostrando di possedere un adeguato supporto informatico per la gestione del dominio e il diritto di poterlo usare.

ICANN aveva recentemente già operato una modifica strutturale ammettendo l’IDN (Internationalized Domain Name), consentendo a tutte le parti di un nome a dominio di essere composte da caratteri non latini, dando via libera ai domini cinesi, arabi e russi.

Il programma approvato, denominato gTLD (Generic Top Level Domain) rappresenta una vera e propria rivoluzione, paragonabile a quella che ha consentito di sostituire gli URL numerici con le parole.

Ovviamente sarà necessaria la massima affidabilità da parte delle società di hosting onde evitare abusi e sottoscrizioni illegittime di grandi nomi.

Alle aziende viene data l’opportunità di personalizzare con il proprio marchio il TPL ed andare oltre al ristretto .com che, ormai da 26 anni, non comunica il brand e mette sullo stesso piano i 94 milioni di siti attualmente registrati.

Per esempio una grande impresa come Apple potrà acquistare qualsiasi sito con suffisso è “.apple”, come per esempio “ipad.apple”.
Ma oltre ai grandi marchi sarà possibile anche registrare domini di categoria come “.Firenze”, “.pizza”,  “.movie”, ecc.. (riunendo tutte le aziende collegate ad un determinato tipo di business).

In questo senso si apre anche per la pubblica amministrazione un’opportunità per la gestione della comunicazione nello spazio virtuale.

Purtroppo i costi rappresenteranno una vera e propria soglia di sbarramento. Probabilmente solo le grandi aziende multinazionali non avranno problemi a mettere in bilancio 185mila dollari per la richiesta di registrazione e 25mila dollari líanno per il mantenimento del dominio.

Per ora prevale lo spirito rivoluzionario che Rod Beckstrom, Presidente e Chief Executive Officer di Icann, così sintetizza: «Icann ha aperto il sistema di denominazione del web per scatenare l’immaginazione umana globale. La decisione di oggi rispetta i diritti dei gruppi di creare nuovi domini di primo livello in qualsiasi lingua o script. Speriamo che questo permette al sistema dei nomi di dominio di servire al meglio tutta l’umanità».

Probabilmente si tratta di una conseguenza di una decisione che era stata presa lo scorso anno dal Presidente degli Usa. Fino al 30 settembre 2010, l’ICANN svolgeva infatti i suoi compiti sulla base di un accordo con il Dipartimento del Commercio USA, che poteva modificare unilateralmente le sue decisioni. Il Presidente Obama ha deciso di non rinnovare l’accordo e di sostituirlo con una “Dichiarazione di impegni“.

Ne deriva che le valutazioni e possibili revisioni dell’operato dell’ICANN vengono affidate a panel esterni di controllo, di cui è parte il GAC (il Comitato consultivo governativo composto da rappresentanti del Dipartimento USA), con esperti indipendenti e membri di altri Paesi e Governi.
Inoltre le revisioni sono sottoposte a pubblico dibattito in Rete.