Gli oneri di riscatto laurea danno diritto a deduzione o detrazione?

Risposta di Barbara Weisz

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Edoardo chiede:

Ho riscattato il corso di laurea in unica soluzione. Posso dedurre l’intero importo dall’imponibile? Il commercialista reputa detraibile il 50% ma credo si riferisca ai casi casi di riscatto agevolato.

Gli oneri di riscatto laurea beneficiano di una deduzione integrale dal reddito, ossia pari al 100%. E’ invece prevista una detrazione al 50% per il riscatto agevolato introdotto dall’articolo 20 del dl 4/2020. Se il suo è un riscatto della laurea di tipo ordinario, soggetto alle regole di cui al dlgs 184/1997, si applica l’articolo 10 , lettera e del TUIR (Testo unico imposte sui redditi), in base al quale i contributi previdenziali versati in ottemperanza a norme di legge si deducono dal reddito complessivo.

=> Calcolo Riscatto Laurea: costo degli oneri

Altra precisazione: gli oneri di riscatto versati in prima persona dono sono deducibili dal reddito mentre, nel caso in cui riguardino una persona a carico, si applica la detrazione al 19%.

Laurea: periodi riscattabili

Ricordiamo che possono essere riscattati solo i periodi corrispondenti alla durata legale del corso di laurea (o una sua parte) o dottorati di ricerca, diplomi di specializzazione post laurea e titoli di studio equiparati (conseguiti all’estero, se hanno valore legale in Italia). Nello specifico:

  • diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre);
  • diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a quattro anni e non superiore a sei);
  • diplomi di specializzazione, che si conseguono successivamente alla laurea e al termine di un corso di durata non inferiore a due anni;
  • dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge;
  • laurea triennale, laurea specialistica e laurea magistrale;
  • diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM).

Riscatto agevolato

La legge 4/2019 ha introdotto il riscatto agevolato della laurea, che prevede un onere più basso per i periodi da valorizzare con il contributivo (il costo viene equiparato a quello dovuto dagli inoccupati, intorno ai 5mila euro annui). L’operazione è sempre valida ai fini del diritto a pensione (che viene anticipata) ma non sempre ha effetti anche ai fini della misura (ossia sull’ammontare dell’assegno), perché i periodi compresi tra la decorrenza della pensione e la domanda di riscatto sono determinati senza considerare nel montante anche i contributi del periodo riscattato.

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Risposta di Barbara Weisz