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Riforma Lavoro: i Fondi di solidarietà nelle PMI

di Francesca Vinciarelli

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La riforma del lavoro istituisce i Fondi di Solidarietà per le piccole imprese, per compensare la loro esclusione dalla cassa integrazione guadagni: ecco di cosa si tratta.

Tra le novità contenute nella riforma del lavoro del governo Monti spiccano i nuovi Fondi di Solidarietà: nuova categoria di ammortizzatori sociali per PMI, le cui tutele vengono estese ai lavoratori impiegati in piccole aziende che oggi non possono usufruire della cassa integrazione guadagni per numero di addetti o per settore di attività.

Cassa integrazione in deroga

Le piccole imprese, oggi, possono far riferimento solo alla cassa integrazione in deroga, che però ora ha quasi esaurito del tutto le risorse messe a disposizione prevalentemente dal Fondo Sociale Europeo, anche per colpa del l’imperversare della crisi economica. Secondo le previsioni la Cig in deroga non riuscirà a sopravvivere oltre il 2013.

La Cig ordinaria e straordinaria, invece, oggi è destinata solo alle imprese di alcuni settori e con almeno 50 dipendenti. Dunque restato escluse le piccole aziende sotto i 5a dipendenti, che per definizione hanno un organico al di sotto di questa soglia.

Fondi di Solidarietà

Per risolvere questa carenza la riforma del lavoro studiata dal ministro del Welfare Elsa Fornero e dal premier Mario Monti introduce i Fondi di Solidarietà che sicuramente tutte le imprese da 15 a 50 dipendenti dei settori non coperti dalla Cig saranno obbligate a finanziare.

O meglio: sono previsti contributi sui salari, versati per i due terzi dalle aziende e per un terzo dai dipendenti – anche se le aliquote potranno essere modificate nel tempo – nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, e per quei settori che non hanno la cassa integrazione.

Possibile e probabile la loro estensione a tutto il mondo delle micro-imprese.

Tramite le risorse così recuperate,  i Fondi di Solidarietà potranno erogare anche ai lavoratori di piccole aziende, costretti ad attraversare un periodo di disoccupazione a causa delle difficoltà economiche delle aziende, un sussidio così come avviene oggi nella grande industria.

La strada delineata è quella dell’erogazione mediante contratti di solidarietà che prevedano una integrazione del reddito fino al 60% dello stipendio perduto.

Saranno probabilmente gli Enti bilaterali, cioè gli organismi partecipati dai rappresentati delle imprese e delle organizzazioni sindacali che già oggi danno vita a forme di sostegno al reddito alternative, a gestire i fondi di solidarietà. In alternativa potrebbe occuparsene l’INPS.

In ogni caso la riforma del lavoro lascia alla contrattazione collettiva bilaterale il compito di stabilire modalità di erogazione e raccolta delle risorse.

I requisiti per accedere ai Fondi di Solidarietà saranno probabilmente quelli già previsti per la cassa integrazione ordinaria e straordinaria.