In ritardo con il lavoro? Non è un problema

di Paolo Iasevoli

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Il 96% degli italiani che lavorano nell'ICT non si preoccupa dello slittamento dei progetti di lavoro. Lo rivelano HP e IDC, evidenziando un'abitudine diffusa in tutta Europa

Consegnare progetti fuori tempo massimo non è un problema per gli addetti ai lavori del settore ICT.

In Italia soltanto il 4% di essi si preoccupa della puntulità nello svolgimento del proprio lavoro, mentre la stragrande maggioranza è convinta che sforare le deadlines non influirà in alcun modo sulla loro prestazione nè avrà ripercussioni sulla carriera.

Questa volta non siamo gli unici a registrare un comportamento poco rigido. In generale il 51% dei lavoratori europei la pensa allo stesso modo e a fondo classifica i professionisti IT del Bel Paese sono in buona compagnia, affiancati dai colleghi spagnoli, olandesi e russi ma anche dagli insospettabili belgi.

Neanche i proverbiali Svizzeri hanno di che gioire: nonostante il secondo posto, soltanto il 24% di loro rispetta le scadenze di consegna. I più puntuali sono gli Svedesi: il 44% di loro si preoccupa degli effetti che i ritardi potrebbero avere sulla propria carriera. Una percentuale comunque inferiore a quella degli Asiatici (77%) e degli Americani (88%), che si dimostrano i più puntuali.

Le cause di tale fenomeno non sono però da imputarsi alla scarsa professionalità dei 1.125 lavoratori intervistati da IDC. La colpa è spesso della dirigenza che cambia in corsa le priorità dei progetti, accantonandone alcuni per favorirne altri, fornendo spesso informazioni contrastanti a causa di una scarsa collaborazione.

Secondo David Quantrell, Vice Presidente della divisione EMEA di HP, che ha condotto la ricerca con IDC, non ci sono scuse che tengano: «non si può fare affidamento sui dipartimenti IT». L’inesorabilità delle cifre sembra avallare la tesi di Quantrell, se è vero che nel 2006 il 54% dei progetti ha subito uno slittamento.