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Cisco: i lavoratori cercano mobilità e flessibilità

di Tullio Matteo Fanti

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Per il 60% dei dipendenti essere produttivi non significa necessariamente stare in ufficio. Il desiderio di mobilità e flessibilità è molto sentito, ma le aziende sono pronte a soddisfarlo?

Una ricerca commissionata da Cisco e condotta da InsightExpress, il Cisco Connected World Report, ha svelato un forte desiderio di mobilità e flessibilità da parte dei dipendenti di aziende italiane e straniere. Per il 60% di questi, infatti, la produttività non coincide necessariamente con la presenza fisica in ufficio e la possibilità di lavorare in qualunque luogo e momento è più sentita rispetto al desiderio di avere uno stipendio più alto.

Soprattutto le risorse IT potrebbero in linea teorica soddisfare tale desiderio, ma imperano difficoltà e impedimenti.

Secondo lo studio, 1/5 dei dipendenti (60% globalmente, il 47% a livello italiano) è convinto che non sia necessario essere in ufficio per essere produttivi, un pensiero particolarmente forte in India (il 93%), in Cina (81%) e in Brasile (76%).

Due dipendenti ogni 3 (il 66% globalmente e il 58% a livello italiano) sono convinti che l’IT permetta loro di utilizzare qualsiasi dispositivo – personale o aziendale – per lavorare in remoto, ossia per accedere alla rete, alle applicazioni e alle informazioni dell’azienda in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo.

Tra i dipendenti che hanno tale facoltà, circa la metà (45% globalmente e il 46% in Italia) ha ammesso di lavorare in questo modo oltre l’orario standard: tra le due e tre ore in più nella maggior parte dei casi, fino a 4 ore e oltre (18% a livello italiano). Poter lavorare ovunque determinerebbe quindi una maggiore fidelizzazione nei confronti della propria azienda.

Le aziende sarebbero comunque in grado di soddisfare le esigenze dei propri dipendenti? A quanto pare, non troppo. Secondo i risultati della ricerca la metà dei dipartimenti IT (45% globalmente e il 42% a livello italiano) si dichiara non preparato tecnologicamente e in termini di policy per supportare una forza lavoro mobile e “borderless”.

Tra gli ostacoli maggiormente sentiti, la sicurezza (57% globalmente e il 53% a livello italiano), il budget (34% globalmente e il 33% a livello italiano) e l’expertise del personale (17% globalmente e il 16% a livello italiano).

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