Il bagno come postazione di lavoro

di Tullio Matteo Fanti

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Una ricerca commissionata dal gruppo Regus ha messo in evidenza come i professionisti che lavorano in remoto si trovino spesso ad operare nei posti più impensati, compresi i bagni pubblici

Il mondo del lavoro diventa sempre più dinamico e variegato, comportando un numero sempre maggiore di professionisti che passano gran parte del tempo lavorativo al di fuori del proprio uffici. Divengono così ambiti lavorativi anche i luoghi più inusuali e impensati, quali bar, centri commerciali e addirittura bagni pubblici.

A tal proposito, una ricerca commissionata dal gruppo Regus, leader nella fornitura si soluzioni lavorative che permettono di operare da qualsiasi luogo, all’Istituto di ricerche Global market, pone in evidenza come il 16% dei lavoratori mobili si sia trovato in più occasioni costretto a lavorare addirittura nei bagni pubblici.

Lo studio è stato effettuato su 1.000 lavoratori americani e inglesi, quest’ultimi sempre più spesso impegnati in viaggi di lavoro e costretti ad operare per almeno 3/5 ore a settimana in un luogo pubblico.

Il lavoro mobile si sta sempre più prefigurando come vera e propria strategia aziendale, in grado di ammortizzare i costi ed ottimizzare i risultati, motivo per cui si tratta di una soluzione sempre più adottata in tutto il mondo, Italia compresa; si calcola che in tutto il globo siano 850 milioni i lavoratori in queste condizioni.

Tra i luoghi di lavoro improvvisati più comuni, sono stati rinvenuti: ristoranti (nel 65% dei casi), le hall degli hotel (58%), garage e parcheggi (57%), bar (51%), centri commerciali (46%) e parchi cittadini (35%).

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