Accesso al credito ed Export, sfide per Pmi

di Noemi Ricci

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Dalle rilevazioni API, emerge un andamento positivo nel mercato delle Pmi all'estero: la sfida della globalizzazione promuove anche una maggiore visione collaborativa

API (Associazione Piccole e medie Industrie) ha diffuso i dati relativi al primo semestre 2008 (la relazione completa uscirà a fine giugno) che, tra gli altri, trattano anche del binomio Pmi e internazionalizzazione: lo scenario mostra alcune aziende che registrano aumenti di fatturato anche del 40%, a scapito di altre, solo locali, che non riescono a decollare.

Ad andare a gonfie vele sono proprio le Pmi che investono all’estero in innovazione e ricerca, con una gestione del credito avanzata.

Buone performance anche per le aziende locali che iniziano a recuperare una visione di integrazione e collaborazione, proprio con lo scopo di affrontare le sfide della globalizzazione. Il Made in Italy sembra infatti essersi aperto, specie nei Paesi dell’Est.

Maggiori problemi sono stati invece riscontrati per quelle imprese che si sono limitate al mercato italiano o europeo, o che vogliono possedere il 100% della loro azienda, a discapito delle perdite piuttosto che possedere – ad esempio – un 5% di una Spa che guadagna moltissimo.

Il rischio maggiore, secondo il direttore di API Parma Roberto Dallavalle, è che le Pmi continuino a produrre fatturati ma senza marginalizzare, cosa che significherebbe non avere risorse per fare investimenti (indispensabili per competere sul mercato) e rendendo necessaria la ricerca in di prestiti, sempre più difficili da ottenere.

La causa principale della difficoltà di accesso al credito è da attribuirsi proprio a Basilea 2 che ha comportato l’introduzione di regole molto più severe per l’erogazione di fondi, rischiando di penalizzare in modo particolare le piccole e medie imprese.

A confermare la situazione, l’ultimo rapporto MET (Monitoraggio Economia Territorio) sulle politiche pubbliche per le imprese, sviluppato da un gruppo di studiosi di varie università e centri studi italiani, in collaborazione con Mediocredito centrale.

Le erogazioni di fondi alle imprese sarebbero a -39,5% tra il 2002 e il 2006: a disorientare le Pmi, la pluralità di strumenti a volte in sovrapposizione fra loro e gli obiettivi non sempre allineati alla domanda.

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