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Riforma del Lavoro in tempi rapidi: flessibilità e articolo 18

di Barbara Weisz

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Il ministro Fornero detta i tempi della Riforma (entro due o tre settimane) mentre si concretizza il tema centrale, cruciale anche per le Pmi: la flessibilità, nonostante le critiche alla battuta di Monti sul posto fisso.

La flessibilità, in entrata e in uscita: è questo il nodo intorno al quale prosegue il dibattito fra Governo e parti sociali sulla riforma del lavoro, che ha visto il secondo round al tavolo del Ministero: dunque, l’articolo 18 è materia di discussione, ma non l’unica.

Per quanto riguarda il clima, da una parte c’è il Governo Monti, in particolare il ministro del Lavoro Elsa Fornero, ha sottolineato l’intenzione dell’Esecutivo di andare avanti con fermezza sulla riforma del lavoro, con o senza l’accordo con le parti sociali, per terminare nel giro di due o tre settimane.

Dall’altra le parti sociali, stando alle prime dichiarazioni dopo il vertice, sembrano tutte orientate al dialogo: hanno rilasciato dichiarazioni in questo senso Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Marco Venturi, Rete Imprese Italia, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, ovvero i segertari di Cgil, Cisl e Uil.

Il ministro Fornero secondo quanto si apprende ha chiesto alle parti di rivedersi fra dieci giorni, ha sottolineato l’esigenza di tempi brevi, ha proposto di lavorare organizzandosi in gruppi di lavoro flessibili che affrontino le principali materie di dibattito: flessibilità, ammortizzatori sociali, formazione a apprendistato (capitolo che riguarda da vicino i giovani), politiche e servizi per il lavoro (incontro fra domanda e offerta).

Flessibilità buona e cattiva

Come detto, sembrano tutti d’accordo sul fatto che il tema prioritario sia quello della flessibilità. E se da una parte questo comporta la discussione sull’articolo 18 (flessibilità in uscita), dall’altra riguarda anche altri temi caldi, come il precariato, le tipologie contrattuali e  via dicendo.

Il punto di partenza del dibattito sembra rappresentato dalla differenziazione fra flessibilità “buona” e flessibilità “cattiva”. Si tratta di un’impostazione su cui, almeno per ora, sembrano d’accordo Governo, sindacati e industriali.

Per Confindustria, Emma Marcegaglia dichiara di condividere gli obiettivi di maggior occupazione e di aumento dei salari, da raggiungere con un aumento della produttività e in generale dichiara accordo su flessibilità in entrata e lotta agli abusi.

La flessibilità in entrata è un tema particolarmente sentito dalle Pmi, e non a caso su questo si sofferma il presidente di Rete Imprese Italia, Marco Venturi: il quale definisce «positivo» il confronto, con «un approccio da parte del Governo molto aperto di discussione», e poi entra nel merito della flessibilità, che definisce «fondamentale» soprattutto «in entrata».

Venturi ci tiene a sottolineare che Rete Imprese Italia rappresenta 11 milioni di lavoratori (forse anche in risposta al fatto che ieri, 1 febbraio, c’è stato un pre incontro fra sindacati e Confindustria che ha escluso l’associazione delle Pmi), e precisa che «da parte delle nostre imprese, quando ci sono le condizioni, si tende a stabilizzare il rapporto di lavoro», tanto che «l’87% dei contratti precari viene stabilizzato». Venturi è anche tornato a precisare un punto importante per le Pmi: non bisogna scaricare ulteriori costi sulle imprese.

Restando alla flessibilità in entrata, indicazioni positive anche dai sindacati: Susanna Camusso, Cgil, apprezza lo sforzo del Governo di trovare l’accordo, sottolineando positivamente lo sforzo dell’esecutivo di «ragionare sulla precarietà», Raffaele Bonanni, Cisl, aggiunge che «se la flessibilità diventerà il perno della discussione tutto diventerà più facile», Luigi Angeletti, Uil, rincara la dose dicendo che «l’emergenza è l’occupazione».

Articolo 18

Ma se tutti dichiarano disponibilità al dialogo, ci sono temi su cui prevedibilmente si discuterà parecchio: l’articolo 18, innanzitutto. Il governo sembra orientato a proporre novità in materia, ad esempio prevedendo in caso di crisi aziendale la possibilità di licenziare dietro il pagamento di un’indennità. Un’importazione su cui sembra decisamente d’accordo Confindustria, mentre i sindacati frenano (Bonanni invita l’esecutivo ad essere più cauto, Camusso ricorda che la posizione della Cgil in materia è nota).

Le conclusioni del ministro

I clima di questo incontro del 2 febbraio è salutato positivamente da tutte le parti. Il ministro Fornero, nella nota conclusiva, mette l’accento su quelli che ritiene i temi «condivisi da tutti i partecipanti al tavolo»: lotta alla disoccupazione, in particolare giovanile, l’aumento dell’occupazione femminile, l’innalzamento dei livelli retributivi attraverso la crescita della produttività dei fattori».

Da questi obiettivi generali, sono stati ricavati i seguenti obiettivi intermedi:

  • contrasto alla precarietà, risultato di una flessibilità ‘cattiva’, e valorizzazione della flessibilità “buona” atta a incoraggiare gli investimenti e la crescita delle imprese.
  • Riordino degli ammortizzatori sociali attraverso una piu’ uniforme distribuzione delle tutele sia fra segmenti del mercato sia durante il ciclo di vita delle persone.
  • Valorizzazione del capitale umano attraverso l’apprendistato, che dovrà diventare forma tipica di ingresso dei giovani.
  • Formazione sul posto di lavoro.
  • Riqualificazione professionale di chi ha perso l’occupazione.
  • Potenziamento delle politiche attive dei servizi per il lavoro che dovranno funzionare più efficacemente nel determinare l’incontro fra domanda e offerta».

Questi i temi in agenda. Fornero specifica che il dialogo proseguirà in particolare per determinare quali strumenti, dalle tipologie contrattuali agli ammortizzatori sociali, resteranno oppure verranno attivati o ancora disattivati. Ribadisce la «piena disponibilità all’ascolto» e conclude che il governo è pienamente determinato a realizzare «una riforma incisiva nel volgere di poche settimane».

Monti e posto fisso: flessibilità vs precariato

A scaldare gli animi già roventi la dichiarazione sulla monotonia del posto fisso da parte del premier, Mario Monti (che non ha partecipato al tavolo di lavoro): «i giovani devono abituarsi al fatto che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Tra l’altro, che monotonia il posto fisso. E’ meglio cambiare ma bisogna accettare le sfide», ha dichiarato, per esteso, Monti. Dichiarazione un po’ superficiale considerato il contesto italiano e pertanto subito seguita dalle scuse dello stesso Monti.

Sul Web pioggia di critiche, soprattutto su Twitter (fra gli hashtag: Monti, posto fisso, viva la monotonia). Sul fronte dei commenti più istituzionali, Confindustria ritiene che il premier abbia comunque fotografato una realtà esistente, la Cgil invita invece  il premier a dare risposte invece che fare battute, e per quanto riguarda le reazioni politiche molto critiche quelle del centro sinistra, nel centrodestra si registrano posizioni diverse.

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