Tratto dallo speciale:

Precoci: requisiti pensione 2018

di Barbara Weisz

scritto il

La Legge di Bilancio 2018 ha ampliato il diritto alla pensione precoci a nuove categorie di addetti a mansioni gravose e ai caregiver, non ai disoccupati per scadenza di contratto a termine: le regole.

L’ampliamento della platea di aventi diritto alla pensione anticipata precoci prevista dalla Legge di Stabilità 2018 riguarda i caregiver e gli addetti a mansioni gravose, non i disoccupati a cui scade il contratto a termine, ammessi solo all’APe social. Vediamo con precisione quali sono dal 2018 i requisiti per l’accesso alla pensione precoci. Le novità sono inserite nel comma 162 della manovra (legge 205/2017).

=> Pensione precoci: pagamenti da febbraio

Restano i requisiti di fondo, per cui bisogna avere 41 anni di contributi, e almeno un anno di contributi versati entro il 19esimo anno di età per essere ricompresi nella categoria dei precoci. In più, bisogna rientrare in una delle quattro categorie di lavoratori previste dal comma 199 della legge 232/2016, come modificato dalla Legge di Bilancio 2018. Quindi:

  • lavoratori disoccupati che hanno perso involontariamente il lavoro per licenziamento o dimissioni per giusta causa o per risoluzione nell’ambito delle procedure di conciliazione previste dall’articolo 7 della legge 604/1966. Questi lavoratori devono aver terminato di percepire gli ammortizzatori sociali da almeno tre mesi, durante i quali deve continuare a sussistere il requisito della disoccupazione. Attenzione: la manovra 2018 ha allargato il diritto all’APe social anche ai lavoratori che restano disoccupati per scadenza del contratto a termine, ma questa novità non vale per la pensione anticipata precoci. Anche lo sconto contributivo alle donne con figli (un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni), vale solo per l’APe sociale. In pratica, quindi, per coloro che chiedono la pensione anticipata precoci in qualità di disoccupati i requisiti sono gli stessi previsti l’anno scorso.
  • Caregiver che assistono da almeno sei mesi un parente di primo grado convivente con handicap grave (come definito dall’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992), oppure un parente di secondo grado o un affine fino al secondo grado nel caso in cui i genitori o il coniuge abbiano almeno 70 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano mancanti. Qui, rispetto alla normativa valida per il2017, c’è la novità relativa ai parenti fino al secondo grado e agli affini. I parenti di secondo grado sono fratelli e sorelle, nipoti e nonni. Gli affini di primo grado sono suoceri, generi e nuore, gli affini di secondo grado cognati e cognate. nonni e nonne del coniuge.
  • Lavoratori con riduzione della capacità lavorativa pari ad almeno il 74%: requisito invariato rispetto allo scorso anno.
  • Lavoratori dipendenti addetti a mansioni gravose da almeno sette anni negli ultimi dieci o dal almeno sei anni negli ultimi sette. L’anno scorso il paletto temporale era più stringente, e prevedeva lo svolgimento delle mansioni gravose da almeno sei anni negli ultimi sette anni: in questi sei anni doveva necessariamente essere compreso il settimo anno antecedente. Fra le mansioni gravose sono state inserite quattro nuove categorie (siderurgici, marittimi, pescatori, agricoltori), portando a 15 le attività che danno diritto al trattamento. Le 11 tipologie già previste nel 2016 erano: addetti alla concia di pelli e pellicce, addetti ai servizi di pulizia, addetti spostamento merci e/o facchini, conducenti di camion o mezzi pesanti in genere, conducenti treni e personale viaggiante in genere, guidatori di gru o macchinari per la perforazione nelle costruzioni, infermieri o ostetriche che operano su turni, maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia, operai edili o manutentori di edifici, operatori ecologici e tutti coloro che si occupano di separare o raccogliere rifiuti, chi cura, per professione, persone non autosufficienti).

Ricordiamo che la pensione precoci è una misura strutturale (non sperimentale come l’APe), e che resta soggetta agli adeguamenti alle aspettative di vita, per cui dal 2019 il requisito contributivo aumenterà di cinque mesi.