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Smart working semplificato in scadenza: serve proroga da maggio

di Barbara Weisz

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Per lo smart working semplificato oltre aprile serve una proroga, non basta lo stato d'emergenza: lavoro agile fino al 30 giugno solo con figli studenti.

In mancanza di nuovi provvedimenti, a fine aprile termina la possibilità per le aziende di applicare lo smart working semplificato, con l’unica eccezione dei dipendenti con figli studenti fino a 16 anni a casa da scuola per DAD o quarantena disposta dall’autorità sanitaria (articolo 2, dl 30/2021), che possono utilizzarlo fino al 30 giugno. In realtà, sembra probabile che il Governo preveda uno slittamento generale, in linea con i provvedimenti presi in questo anno di pandemia. Resta il fatto che a due settimane dalla scadenza, ancora non c’è una nuova proroga.

Smart working semplificato fino al 30 aprile

La possibilità per le imprese di ricorrere allo smart working semplificato senza accordi individuali è prevista dal decreto Milleproroghe. Che ne stabilisce l’applicabilità fino alla fine dello stato d’emergenza ma comunque non oltre il 30 aprile 2021 (articolo 19 del dl 183/2020). Quindi, non è previsto un automatismo da maggio: è necessaria una specifica proroga riferita allo smart working.

La modalità semplificata per lo smart working è stata prevista come misura anti Covid dal decreto Rilancio dello scorso anno. Il comma 4 dell’articolo 90 del dl 34/2020 prevede che i datori di lavoro privati possano applicare lo smart working a ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali previsti dagli articoli da 18 a 23 della legge 81/2017. Per i dipendenti pubblici c’è una specifica disposizione, contenuta nell’articolo 263 dello stesso dl Rilancio. Entrambe queste norme sono comprese nello slittamento del Milleproroghe.

Perchè è probabile una proroga

Fra i motivi che fanno ritenere molto probabile che lo smart working in modalità semplificata venga nuovamente prorogato, è la recente firma dell’aggiornamento delle regole anti Covid da rispettare sui luoghi di lavoro, che prevede:

  • la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso al lavoro agile e da remoto;
  • l’utilizzo del lavoro agile e da remoto per tutte quelle attività che possono essere svolte in tale modalità, in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione.

Anche il Dpcm dello scorso 2 marzo, ripresa dal Decreto Covid attualmente applicato, prevede il massimo ricorso da parte delle imprese allo smart working. Tutti elementi che dimostrano come sia ritenuto dal Legislatore  strumento valido per consentire lo svolgimento delle attività produttive in sicurezza, portando a ritenere che continuerà a essere prorogato per tutta la durata dello stato d’emergenza (si parla di fine luglio o settembre, ma per ora sono solo ipotesi).

Ricordiamo, per le aziende, che per il caricamento massivo delle comunicazioni di smart working è attiva la procedura telematica del Ministero del Lavoro.