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Riforma Pensioni: età flessibile e uscita anticipata

di Barbara Weisz

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Pensioni dopo Quota 100: i Sindacati chiedono al Governo di aprire i lavori per una riforma entro fine anno: ipotesi in campo e tempistiche.

I sindacati sollecitano il Governo sulla Riforma Pensioni, chiedendo di aprire un tavolo per arrivare a una nuova norma che entri in vigore entro il gennaio 2022, in sostituzione della Quota 100 che alla fine di quest’anno scade, e in mancanza di nuove norme si determina il cosiddetto “scalone”, che aumenterebbe di cinque anni l’età pensionabile. La riforma pensioni è da tempo nell’agenda delle istituzioni, negli anni scorsi si era già aperto un tavolo in questo senso, ma non è invece fra i punti dell’esecutivo guidato d Mario Draghi.

I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti, chiedono al ministro del Lavoro Andrea Orlando di riaprire il tavolo sulle pensioni, per una riforma che «superi le attuali rigidità e che decorra dal gennaio 2022, alla scadenza di Quota 100». I temi da affrontare: flessibilità in uscita, riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, valorizzazione del lavoro di cura e del lavoro delle donne, pensioni dei giovani, potere d’acquisto dei pensionati, previdenza complementare».

Si tratta della riproposizione dell’agenda che era già stata al centro dell’ultimo tavolo negoziale con il ministero uscente nel settembre scorso, che aveva prima affrontato i nodi relativi alle misure da inserire nella Manovra 2021 (proroga APe Sociale e Opzione Donna), e poi impostato un lavoro di più lungo respiro sulla riforma, da attuare nel corso dell’anno.

Questo è il primo elemento su cui insistono i sindacati confederali, sottolineando l’esigenza di arrivare a una riforma alla scadenza di Quota 100. Del resto, sono i tempi definiti anche nel DEF (Documento di economia e finanza).

=> Perchè la Riforma Pensioni deve superare la Quota 100

In mancanza di nuove norme, dal primo gennaio 2022 non sarebbero più utilizzabili forme di flessibilità in uscita, e ci si potrebbe ritirare solo con i requisiti pieni della pensione di vecchiaia (67 anni e 20 anni di contributi), o di quella anticipata (42 anni e dieci mesi di contributi). Tenendo presente che la Quota 100 (attiva in via sperimentale fino al 31 dicembre 2021) prevede 62 anni di età e 38 anni di contributi, aumenterebbe da un giorno all’altro di almeno cinque anni il requisito minimo per la pensione.

L’ipotesi su cui lavorava il precedente Governo era una legge delega nel 2021, in tempo per consentire all’esecutivo di mettere poi a punto decreti legislativi sulla flessibilità in uscita entro la fine dell’anno. Tempistiche in linea con la richiesta sindacale di riaprire il tavolo in tempi rapidi.

Per quanto riguarda le soluzioni in campo, negli ultimi mesi ne sono state formulate diverse: Quota 102, ovvero la possibilità di andare in pensione con 64 anni di età, mantenendo i 38 di contributi previsti dalla quota 100. Con un canale di uscita più favorevole per alcune categorie specifiche di lavoratori, fra cui le donne, per le quali ci sono proposte di Quota 92, mantenendo i 62 anni di età ma riducendo a 30 gli anni di contributi. della Quota 100. Oppure una sorta un meccanismo che, partendo da un requisito molto vicino a quello della quota 100, stabilisca poi una decurtazione dell’assegno per gli anni di anticipo, o ancora di una modulazione dell’età pensionabile diversa a seconda delle professioni.

Nell’ambito del precedente negoziato, i sindacati sembravano invece favorevoli alla pensione anticipata con 41 anni di contributi per tutti (oggi questa soglia è prevista solo per i lavoratori precoci). Nella richiesta di riaprire il tavolo torna anche l’ipotesi di allargare la platea dei lavori gravosi a nuove attività, per le quali prevedere quindi forme di pensionamento più favorevoli, Così come i temi delle donne e dei giovani, per i quali invece c’è un problema legato all’equità del sistema, in presenza di carriere discontinue e retribuzioni basse.

In ogni caso, anche in considerazione del recente cambio di Governo, e della mancanza fino a oggi di indicazioni programmatiche in materia di riforma pensioni, è presto per fare ipotesi sui contenuti della riforma. E’ invece probabile che sul fronte della tempistiche il dibattito si apra in tempi relativamente rapidi, se l’obiettivo (come detto, previsto anche dal DEF) resta quello di arrivare a una riforma pensione entro la fine di quest’anno.

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