Un modello più europeo per la valutazione dei rischi in azienda

di Paolo Sebaste

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Con l’approvazione della legge n. 129 del 2 agosto 2008 (che ha convertito in legge il decreto n. 97 del 3 giugno 2008) le Pmi italiane hanno tirato un mezzo sospiro di sollievo.
La legge ha infatti rimandato l’entrata in vigore delle disposizioni relative alla valutazione dei rischi previste dal D.Lgs.81/2008.

La proroga dei termini ha concesso quindi alle aziende più tempo per provvedere ad aggiornare il proprio Documento di valutazione dei rischi, per adeguarlo ai nuovi contenuti e alle modalità  definite principalmente dagli articoli 28 e 29 del D.Lgs. 81/2008.
La proroga ha effetto anche per le sanzioni previste dall'articolo 55 del Testo Unico per omessa o carente valutazione dei rischi e le disposizioni sanzionatorie contenute nei titoli specifici verranno applicate a partire dal 1 gennaio del 2009.

La valutazione dei rischi è un'attività  che il datore di lavoro, secondo quanto stabilito all'articolo 17 del D. Lgs. 81/2008, non può in nessun caso delegare.

Il legislatore italiano sembra quindi allineato all'orientamento europeo che considera la valutazione del rischio (e la conseguente redazione del Documento di Valutazione dei Rischi) il termine principale di un corretto approccio alla sicurezza e alla salute sul luogo di lavoro.

L'Europa, in effetti, ha inteso rimarcare l'importanza di tale elemento, nell'ambito delle procedure di prevenzione, a tal punto, da programmare, per il tramite dell' EU-OSHA (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro), per il biennio 2008-2009 la campagna “Ambienti di lavoro sani e sicuri” con lo scopo di promuovere un processo gestionale integrato, dimostrare che la valutazione dei rischi non è necessariamente complicata, burocratica o un compito destinato ai soli esperti in materia e, soprattutto, finalizzata a consentire ai datori di lavoro di trovarsi nelle condizioni di effettuare una valutazione dei rischi efficace per intraprendere azioni adeguate per eliminare o controllare i rischi. Uno dei principali gruppi bersaglio è costituito, per inciso, dalle Pmi e, in particolare, dalle microimprese.

La campagna avviata nel corso del 2008 e che proseguirà  nel 2009, è caratterizzata dalla programmazione di (ben) due Settimane europee per la sicurezza e la salute sul lavoro, (una si è svolta nell’ottobre scorso) e culminerà  in un importante vertice sulla valutazione del rischio nel novembre 2009.

La normativa italiana in materia, d'altro canto, presenta diversi punti che rendono tuttora problematico l'adeguamento per le Piccole e medie imprese, che pobabilmente necessitano – oltre che della proroga concessa – anche di qualche “chiarimento” che consenta quell'approccio più “ragionevole” suggerito dalla Comunità  Europea, così da capovolgere il ragionamento (purtroppo dimostratosi non efficace nella realtà ) per cui è più importante la dimostrazione di aver eseguito correttamente una procedura rispetto alla esigenza concreta di rendere il luogo di lavoro sicuro.

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