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Quinto Conto Energia e Decreto Rinnovabili in Conferenza Stato Regioni

di Francesca Vinciarelli

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Su Quinto Conto Energia e Decreto Rinnovabili Elettriche diverse dal Fotovoltaico all'esame della Conferenza Stato-Regioni, le imprese hanno presenta i propri emendamenti: eccoli in dettaglio.

I testi del Quinto Conto Energia e del Decreto Rinnovabili Elettriche diverse dal Fotovoltaico approdano sul tavolo di confronto alla Conferenza Stato-Regioni, chiamata a dare il proprio parere sui nuovi decreti  approvati nelle scorse settimane dal Consiglio dei Ministri ma fieramente avversati dalle aziende della filiera green.

Durante il Solarexpo & Greenbuilding “Stati Generali delle Energie Rinnovabili e dell’efficienza energetica in Italia” – presente anche il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini – le Associazioni di categoria hanno potuto lanciare il proprio appello alla Conferenza, facendo il punto su tutte le richieste di modifica.

Diversi, infatti, sono stati gli emendamenti presentati ai due decreti interministeriali, che chiedono in pratica di non affossare le fonti rinnovabili, che nel 2011 hanno coperto il 26% della produzione elettrica nazionale dando lavoro in questi anni ad oltre 100mila addetti.

Emendamenti per le Rinnovabili

«Siamo tutti consapevoli che occorre adeguare il sistema di incentivi, ma questo passaggio va realizzato con interventi intelligenti, in grado di accompagnare le varie fonti verso la competitività. In questo modo si favorisce la crescita dell’occupazione e, in prospettiva, si assicura un guadagno economico per la collettività, si aumenta la sicurezza energetica del Paese, si riducono le emissioni di gas climalteranti» scrivono le Associazioni.
A rischio c’è l’intero settore perché «le proposte di decreti inviate alle Regioni, fotovoltaico e rinnovabili  elettriche, sono purtroppo inadeguate e fortemente penalizzanti. La sensazione è che sia prevalso un atteggiamento punitivo nei confronti di un comparto che sta dimostrando concorrenzialità con le fonti fossili e sta mettendo in difficoltà gli operatori elettrici tradizionali».

Viene inoltre richiesta la rapida emanazione del decreto sulle rinnovabili termiche, che le imprese attendono dallo scorso settembre, ma anche la definizione degli obiettivi dei certificati bianchi al 2020 e di quelli relativi alla definizione delle norme per l’immissione in rete e la promozione del biometano, in attesa dei quali lo sviluppo del settore è fermo.

Fotovoltaico

Sul Fotovoltaico si chiede un leggero incremento del plafond, tornando al limite di 7 miliardi e aiutando questa tecnologia ad arrivare a contare sulle proprie forze nel medio termine con l’installazione di migliaia di MW senza incentivi.

Sarebbe inoltre auspicabile un un periodo transitorio di tre mesi dalla data di raggiungimento del limite di spesa previsto per il passaggio dal Quarto al Quinto Conto Energia.

E «proprio per costruire un percorso del fotovoltaico verso la grid parity che sia ad impatto zero in bolletta, si deve dare la possibilità di usufruire dello scambio sul posto anche agli impianti sopra i 200 kW come percorso alternativo agli incentivi».

Si chiede poi il mantenimento della premialità per gli interventi più costosi, come gli impianti a concentrazione e lo smaltimento dell’amianto, e per quelli realizzati con almeno l’80% di materiali realizzati in Europa.

Inoltre è necessario classificare gli impianti su fabbricati rurali, come edifici, poiché questi saranno accatastati e soggetti alla nuova imposta sugli immobili: l’IMU.

Rinnovabili elettriche

Sull’Elettrico, le Associazioni si dichiarano contrarie all’aumento del peso della burocrazia introdotto dai Decreti attualmente allo studio e ne chiedono un alleggerimento, così come avviene in molti altri Paesi.

Andrebbe evitato poi il sistema dei registri e dei limiti annui allo sviluppo delle diverse tecnologie. Le Associazioni propongono un meccanismo di riduzione della tariffa che si autoregoli in funzione del volume di installazioni.

Per le Rinnovabili elettriche diverse dal Fotovoltaico, viene chiesto l’innalzamento della potenza per l’accesso ai registri a 250 kW e l’aumento del contingente annuo per le varie fonti portandolo ai livelli di crescita realizzati in questi anni.

Bisognerebbe inoltre semplificare e rendere più accessibili i premi previsti per biomasse e biogas con particolare riferimento agli impianti di potenza inferiore ad 1 MW.

Andrebbero poi elevate le soglie per l’accesso alle aste sopra i 20 MW in generale e sopra i 50 MW in particolare per l’eolico, aumentati i tempi per la costruzione degli impianti più complessi e rivisto le norme legate ai certificati verdi.

Richieste che arrivano dal mondo delle imprese per consentire al settore delle rinnovabili di continuare a crescere senza impattare sulla bolletta energetica, al contrario di quanto avverrebbe con i decreti interministeriali nella versione approvata dal Consiglio dei Ministri.