Big Data Analytics gap di competenze

Crescono in Italia Business Intelligence e Analytics sui Big Data, ma nelle PMI mancano modelli e competenze: l'Osservatorio del Politecnico di Milano.

L’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School Management del Politecnico di Milano conferma per l’anno 2016 il boom degli Analytics in Italia (+15%): il mercato – di cui l’87% è rappresentato dalle grandi imprese, le PMI rappresentano solo il 13% – raggiunge quota 905 milioni di euro. A crescere è soprattutto la componente Big Data (+44% e un valore di 183 milioni di euro), nonostante la quota principale resti quella riferita alla Business Intelligence (+9% e un valore di 722 milioni di euro).

Settori

La maggiore diffusione si registra nei settori bancario (29%), seguito da manifatturiero (22%), telecomunicazioni e media (14%), Pubblica Amministrazione e sanità (8%), altri servizi (8%), GDO (7%), utility (6%) e assicurazioni (6%). A registrare la crescita più significativa è stato però il settore delle assicurazioni (+25%), seguito da manifatturiero, banche e utility, con tassi di crescita compresi fra il 15% e il 25%, mentre servizi, TELCO e media crescono con tassi fra il 10% e il 15%, mentre PA e sanità mostrano invece tassi di crescita più modesti.

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Investimenti e organizzazione

Per il 2017 si prevede di continuare ad investire: il 39% dei CIO indica gli Analytics come una priorità di investimento per il nuovo anno per l’innovazione digitale, eppure:

  • solo l’8% delle aziende italiane è a un buon livello di maturazione nel processo di “Big Data Enterprise”, il 26% ha appena iniziato il percorso e il 66% si trova in una situazione intermedia;
  • i modelli di analisi dei dati maggiormente utilizzati dalle PMI sono i descriptive analytics (26%), mentre l’utilizzo di modelli di predictive è ancora limitato a poche organizzazioni (16%) e i prescriptive e automated analytics sono ancora scarsamente conosciuti;
  • il 32% delle imprese italiane dichiara di acquistare dati da integrare con quelli raccolti direttamente per la Data Monetization, la generazione di nuovi ricavi attraverso la vendita o lo scambio dei dati;
  • i dati acquistati riguardano soprattutto l’andamento del mercato di riferimento del proprio business o al comportamento dei consumatori, nell’89% dei casi rifornendosi da veri e propri Data Provider, mentre nel 26% da altre organizzazioni del proprio settore e nel 29% da imprese appartenenti ad altre industry che hanno deciso di sfruttare i dati a loro disposizione per aprire una nuova linea di profitto secondaria rispetto alle loro attività principali, trasformandosi quindi a loro volta in Data Provider;
  • la possibilità di vendere dati è ancora poco diffusa tra le organizzazioni italiane, solo il 7% del campione intervistato dichiara di vendere i propri dati e il 26% afferma di essere in fase valutativa evidenziando come maggiore ostacolo alla Data Monetization l’autorizzazione del trattamento per le finalità dichiarate;
  • solo un’azienda su 3 ha all’interno del proprio organico un data scientist, un professionista che a livello globale ha in media 35 anni e retribuzioni/collocazioni organizzative molto diverse a seconda dei casi;
  • solo il 34% delle PMI ha dedicato a sistemi di Analytics una parte del budget ICT 2016, con una proporzione di investimento che cresce in parallelo alle dimensioni dell’azienda.

Non si registrano variazioni significative, a livello di investimento delle PMI, con riferimento al territorio di residenza.

L’Osservatorio conferma la necessità impellente di nuove competenze e modelli organizzativi, di approcci tecnologici differenti e di una prospettiva progettuale di lungo periodo adatti a cogliere le opportunità di queste fonti informative, sia sul fronte dell’ottimizzazione dei processi, che dello sviluppo di nuovi prodotti e servizi, che della monetizzazione dei dati.

Startup

Da sottolineare il ruolo delle startup nel mercato Big Data e Business Intelligence: quelle finanziate da investitori istituzionali dal 2012 ad oggi hanno raccolto complessivamente 3,18 miliardi di dollari nel mondo. L’Osservatorio evidenzia inoltre una crescente competizione e specializzazione, che ha portato allo sviluppo di nuove soluzioni e applicazioni, insieme alle soluzioni di abilitazione tecnologica.

Tre i settori principali in cui troviamo le startup dei Big Data e Business Intelligence:

  • Enabling Technologies (16%);
  • Analytics Systems (36%);
  • Applications (48%).

Sono 31 le startup dei Big Data e Business Intelligence operanti in Italia, di queste:

  • il 56% è attivo nel Nord d’Italia, soprattutto in Lombardia (33%);
  • il 37% al Centro, in particolare nel Lazio (16%);
  • il 7% nel Sud e Isole.

 Fonte: Osservatorio Politecnico di Milano.

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