APe sociale, bastano 63 anni

Decreto APe Sociale in Gazzetta senza requisito dei tre anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia, trattamento più lungo e con platea estesa: adesioni aperte, guida al meccanismo.

Per l’APe Sociale non serve che manchino al massimo tre anni e sette mesi dalla pensione, basta avere 63 anni: lo conferma il decreto attutivo, finalmente online. Significa che il trattamento può durare ad esempio anche quattro anni (fra l’altro, non c’è un limite minimo diversamente dall’APe Volontaria). L’uscita del Decreto APe Social (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 giugno 2017) e dei documenti di prassi INPS ha fatto scattare ufficialmente la presentazione delle domande dalla mezzanotte del 17 giugno, delineando con precisione i contorni della misura.

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Per avere diritto all’APe sociale ci vogliono 63 anni di età, e bisogna rientrare in una delle quattro categorie previste dal comma 179 della legge 232/2016: disoccupazione involontaria senza sussidio da almeno tre mesi, caregiver che assistono da almeno sei mesi il coniuge, anche in unione civile, o un parente di primo grado convivente, lavoratori con disabilità pari almeno al 74%, addetti a mansioni gravose da almeno sei anni nell’arco degli ultimi sette anni. Ci vogliono almeno 30 anni di contributi, con l’unica eccezione degli addetti ai lavori gravosi che devono avere 36 anni di contributi.

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Come si vede, non è previsto il requisito dei tre anni e sette mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia, che è invece necessario per l’APe volontaria. In effetti, il testo della legge non ha mai previsto questo requisito per l’APe social, ma l’INPS lo aveva invece inserito nelle proprie schede riassuntive delle misure in Legge di Stabilità. E le prime bozze dei decreti attuativi in effetti lo prevedevano. Il fatto che non siano necessari i tre anni e sette mesi ha una conseguenza importante. Significa che l’APe social può durare per un periodo più lungo.

Quindi, un lavoratore nato nel 1955 raggiunge il diritto alla pensione di vecchiaia nel 2022 (perché dal 2021 il requisito si alza a 67 anni). Quindi, pur avendo 63 anni nel 2018, non avrebbe diritto all’APe social se ci fosse il paletto dei tre anni e sette mesi. Stesso discorso per coloro che sono nati nella seconda metà del 1954.

Non c’è nemmeno una durata minima, prevista invece per l’APe Volontaria, che deve durare almeno sei mesi. Quindi, un lavoratore che è molto vicino alla maturazione della pensione di vecchiaia, ma è disoccupato e ha finito di percepire il sussidio, può coprire il periodo in cui è senza retribuzione con l’APe Sociale, anche se si tratta di pochi mesi.

Attenzione: l’Ape sociale è incompatibile con altre forme di pensione diretta, e viene interrotto nel caso in cui, anche prima del requisito per la pensione di vecchiaia, il lavoratore raggiunga la pensione anticipata (42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne).

Ricordiamo che le domande 2017 vanno presentate entro il 15 luglio, mentre nel 2018 la finestra per le istanze di accesso dura da gennaio a fine marzo. Anche qui c’è una precisazione importante: il lavoratore presenta comunque domanda entro le date sopra indicate nel momento in cui matura il requisito nel corso dell’anno, anche se il perfezionamento è successivo alla data di presentazione della domanda.

Ci sono però requisiti che bisogna già aver maturato nel momento in cui si perfeziona la domanda (ad esempio, lo stato di disoccupazione, oppure l’attività di cura di un parente da almeno sei mesi). In parole semplici, i requisiti che si possono maturare anche successivamente sono: l’età anagrafica, la contribuzione, la fine dello stato di disoccupazione da almeno tre mesi, lo svolgimento delle mansioni pesanti da almeno sei anni nell’arco degli ultimi sette. Se i requisiti per l’accesso all’APe sociale sono invece maturati prima della presentazione della domanda (il diritto è riconosciuto a partire dal primo maggio 2017), l’istanza è retroattiva, e con la prima mensilità arrivano anche gli arretrati.

Fonte: circolare INPS

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