Web 3.0: l’Internet del futuro

di Floriana Beretta

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Il Web è una creatura in continua evoluzione. È opportuno tenere sotto controllo le novità per sapere in quale direzione muoversi

Pronti ad affrontare la nuova fase del Web? Il Web 2.0 ci ha fatto scoprire la possibilità di interagire, di condividere informazioni, di collaborare, di far parte della società virtuale. Ancora non siamo stati in grado di sfruttare appieno le opportunità del social networking ed ecco disponibili nuovi strumenti e nuove utilità della rete. Sulla definizione di Web 3.0 la discussione è aperta: si parla di Web semantico, intendendo la possibilità di effettuare ricerche evolute, basate sulla presenza di parole chiave contenute nel documento; di intelligenza artificiale basata sulla logica descrittiva e sullo sfruttamento del social networking; dell’evoluzione di GeoWeb, da un sistema di esplorazione geografica delle informazioni a modelli tridimensionali di intere città.

Il Web semantico

In un’intervista rilasciata a Times Online il 12 marzo 2008, Tim Berners-Lee, che nel 1989, con i colleghi del CERN di Ginevra, inventò il linguaggio di programmazione del Web, ha espresso il suo parere sul futuro della Rete. Secondo il papà del www: «Gli attuali motori di ricerca sono estremamente efficaci nel cercare pagine su Internet, ma questo non è niente in confronto a quello che potrebbe essere realizzato nel Web del futuro, dove ogni frammento di informazione sarà connesso a qualsiasi altro presente sulla rete».

Il “Web semantico” consentirà di realizzare network tra tutti i tipi di contenuto mediante collegamenti Web-based tra qualsiasi genere di dati. Il Web attuale è costituito da una raccolta di pagine che gli utenti visitano guidati dai link e aiutati dai motori di ricerca. Il “Web delle cose” consentirà collegamenti diretti, a basso livello, tra pezzi di informazione che volta per volta genereranno nuovi servizi. Così un indirizzo stradale inserito in un documento si collegherà direttamente a una mappa capace di mostrare la sua posizione, evitando di effettuare una ricerca in un sito come Google Maps, scrivere il nome della strada, trovare la mappa e inserirla nel documento o nella email.

La sfida è di arrivare a rappresentare tutte le informazioni in modo che quando ci si connette al Web i collegamenti ad altre informazioni rilevanti e pertinenti possano essere individuati e stabiliti. Per esempio, nell’industria farmaceutica si possono congiungere parti di ricerche riguardanti una malattia o un farmaco, inizialmente non collegate tra loro. Ma le applicazioni sono infinite, basti pensare all’utilità di un simile strumento nella tracciabilità degli alimenti derivati dalle coltivazioni agricole e dagli allevamenti animali; le origini e tutte le fasi della filiera produttiva/distributiva di un prodotto saranno immediatamente identificabili.

Per realizzare queste applicazioni è stato introdotto il concetto di “spime” (space and time): un oggetto che può essere tracciato precisamente nello spazio e nel tempo lungo tutto il suo ciclo di vita. Il neologismo è stato coniato dal futurologo texano Bruce Sterling nell’agosto del 2004 e indica gli oggetti tracciabili in quanto portatori di etichette elettroniche RFID o sensori GPS che li seguono nella loro storia e nell’interazione con il resto del mondo.

È di una start-up italiana, WideTag Inc. una delle prime tecnologie che utilizzano dispositivi di tipo spime. Si tratta di OpenSpime, un protocollo di comunicazione aperto che permette a dispositivi elettronici dotati di sensori GPS di trasmettere informazioni che, attraverso la rete Internet, vengono aggregate e rielaborate. Il prototipo che WideTag sta realizzando prevede una diffusione capillare di dispositivi dotati di sensori che rilevano informazioni ambientali come la temperatura o il livello di CO2: in questo modo sarà possibile monitorare la qualità dell’aria raggiungendo livelli di accuratezza e completezza inconcepibili con le attuali tecnologie.

Intelligenza artificiale o intelligenza sociale

Un’altra prospettiva del Web del futuro contempla l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, cioè la capacità dei computer di svolgere ragionamenti propri della mente umana. L’idea di dispositivi capaci di scherzare, di ridere, di comporre una poesia o dipingere un quadro, intuire un pericolo o emozionarsi per una buona notizia, non è solo inquietante, ma decisamente poco verosimile. Il Web capace di interagire in modo quasi umano suscita parecchio scetticismo, tuttavia aziende del calibro di IBM e Google stanno realizzando ottimi risultati e ottenendo preziose informazioni di marketing mediante sofisticati sistemi di data mining che estraggono le informazioni giuste tra i dati online. Ad esempio, WebFountain ha consentito di determinare in anticipo i brani musicali più venduti analizzando le tendenze dei social network degli studenti dei college.
Probabilmente l’intelligenza del Web non verrà tanto da macchine pensanti, ma dall’interazione tra persone intelligenti.

Metaweb Technologies, nato nel luglio 2005 da Applied Minds, ha messo in rete il suo primo prodotto: Freebase = Free + Database. Freebase è un database aperto, costruito dalla comunità per la comunità, libero perché ciascuno possa chiedere, contribuire, costruirci sopra applicazioni e integrarlo nel suo sito. Freebase attinge da grandi insiemi di dati strutturati, ma anche dallo sforzo comune di tante persone che stanno lavorando insieme per aggiungere informazioni sugli argomenti più disparati; il suo punto di forza risiede nella capacità di creare connessioni. Tutte le informazioni possono essere lette da utenti così come da software (tramite API), sono coperte da licenza Creative Common “Attribution” e possono essere utilizzate anche per scopi commerciali.

Analogamente, il progetto DBpedia, avviato e gestito da gruppi di ricerca provenienti dall’Università di Leipzig, dalla Libera Università di Berlino e da Open Link Software costituisce uno sforzo comunitario che consente di effettuare ricerche sofisticate all’interno di Wikipedia e collegare altri dati presenti sul Web all’insieme dei dati di Wikipedia.

Web 3D

Un altro possibile percorso per Web 3.0 si configura nella trasformazione del Web in una serie di spazi 3D condivisi e nell’apertura a nuovi modi di connettersi e di collaborare. GeoWeb rappresenta l’insieme dei sistemi di esplorazione geografica delle informazioni: Google Earth, Google Map e Virtual Earth, un mezzo straordinario per la visualizzazione del pianeta e potenzialità ancora tutte da valorizzare.

Google Earth consente agli utenti di volare su una mappa fotografica dettagliata del mondo, che può essere ruotata, inclinata e ingrandita quasi senza soluzione di continuità. Nel 2005 è stato utilizzato per coordinare i soccorsi a New Orleans in seguito all’uragano Katrina. Ispettori fiscali a Buenos Aires lo usano per vedere se i contribuenti segnalano correttamente le dimensioni delle loro proprietà. Un programmatore italiano, che stava utilizzando il programma, ha notato strani segni sul terreno vicino alla sua città e ha scoperto una villa romana precedentemente sconosciuta. Progettisti di giardini e installatori di pannelli solari utilizzano le mappe virtuali per cercare potenziali clienti. Un’istituzione benefica americana, la Amazon Conservation Team, ha dotato 26 tribù indigene dell’Amazzonia di unità di posizionamento globale portatili che utilizzano Google Earth per consentire loro di far valere la loro sovranità giuridica a fronte di intimidazioni da parte di taglialegna e minatori.

Geoweb è un evidente mezzo di business. Attualmente il maggiore entusiasmo deriva dalla combinazione di mappe virtuali con altre fonti di dati in “mash-up”. Uno dei primi esempi, housingmaps.com, creato nel 2005, combina le inserzioni degli appartamenti di San Francisco elencati in Craigslist.org con Google Maps.
Zillow.com accosta le informazioni di Microsoft Virtual Earth con altri dati per creare mappe dei prezzi delle case in America. Su gasbuddy.com, i visitatori possono localizzare i distributori di benzina e i relativi prezzi e scegliere il posto più conveniente per il rifornimento.

ExploreOurPla.net consente agli utenti di analizzare il cambiamento climatico esplorando migliaia di fonti di immagini e di dati. Questi esempi illustrano l’emergente architettura del geoweb: i dati sono ospitati separatamente dalle immagini e dai modelli del geobrowser, il cui compito è di comporre, combinare e fornire una visualizzazione complessiva. Per assicurare l’interoperabilità tra i diversi sistemi è stato avviato un processo di standardizzazione che consente già di realizzare e aggiornare modelli tridimensionali di intere città (ad esempio il modello 3D di Berlino).
Un ulteriore sviluppo è costituito dall’integrazione delle tecnologie di posizionamento satellitare sui dispositivi mobili: il semplice spostamento di una persona potrebbe essere equivalente all’esplorazione e alla generazione di contenuto senza compiere alcuna operazione aggiuntiva.

Nuovi rischi

Berners-Lee ritiene che il nuovo Web sarà una specie di assemblatore in cui l’informazione è prelevata da qualche parte e resa utile in un altro contesto mediante la rete. In questa prospettiva i siti di connessioni tra persone, come i social network, saranno solo uno dei vari tipi di network disponibili. Di pari passo con le nuove opportunità, cresceranno anche i rischi relativi alla sicurezza; per ostacolare i truffatori che mirano a rubare i dati personali sarà necessario sviluppare sistemi capaci di tracciare precisamente quali informazioni sono state usate per ottenere un certo risultato e assicurarsi così che le persone non abusino dei dati in loro possesso.