Discriminazioni uomo-donna su stipendi e lavoro: giro di vite con nuova legge

di Redazione PMI.it

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Il nuovo Dlgs in vigore dal 20 febbraio sulle pari opportunità per lavoro e retribuzioni inasprisce le sanzioni per l'azienda e prevede l'arresto per il datore di lavoro inadempiente

In Gazzetta Ufficiale n.29 di venerdì 5 febbraio, il nuovo decreto legislativo n.5/2010 su parità di trattamento – in attuazione alla direttiva 2006/54/CE in materia di pari opportunità per occupazione e impiego – introduce un giro di vite per le aziende che discriminano le donne con stipendi inferiori rispetto ai colleghi uomini.

In vigore dal prossimo 20 febbraio, per le aziende inadempienti prevede fino a 50mila euro di multa e sei mesi di arresto per il datore di lavoro che discrimina i/le dipendenti con stipendi inferiori.

La disparità di trattamento verso i dipendenti sulla base di una presunzione di genere sarà da oggi in poi perseguita molto più aspramente.

La prima sanzione a scattare è quella pecuniaria (che passa da 206 euro a multe fino a 50mila euro) e poi quella penale, che può portare nei casi più gravi all’arresto del datore di lavoro fino a sei mesi (rispetto ai tre mesi massimi della precedente normativa).

Il nuovo articolo 41-bis di integrazione al Codice delle pari opportunità prevede ora la “tutela alla vittimizzazione” di tipo giurisdizionale, cioè la protezione piena contro tutte le forme di discriminazione che ledono il diritto a godere di pari diritti e opportunità.

Inoltre, il nuovo articolo 25 del Dlgs 198/06 (comma 2-bis) definisce “discriminazione” ogni trattamento sfavorevole in ragione di gravidanza, maternità o paternità.

Stretta anche sulle discriminazioni per formazione e accesso al lavoro, quindi, oltre a quelle – dirette o indirette, come recita il nuovo articolo 28 del Dlgs 198/06 – sul trattamento retributivo.

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