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A rischio il Referendum sull’Articolo 18

di Francesca Vinciarelli

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Le firme raccolte per il referendum sul ripristino dell’articolo 18 potrebbero non essere sufficienti: i nodi normativi e la risposta attesa dalla Cassazione.

I promotori del referendum per ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori hanno chiuso la raccolta delle firme necessarie, tuttavia tutto potrebbe essere reso vano dallo scioglimento anticipato del Parlamento.

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In particolare Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione comunista, Pdci, Verdi e il movimento di sinistra radicale Alba, insieme a esponenti di Fiom e Cgil hanno raccolto e presentato le firme alla Corte di Cassazione.

Tale consegna, avvenuta dopo lo scioglimento delle Camere, sembra rappresentare  lo scoglio legale.

Potrebbe quindi essere a rischio lo stesso referendum, che puntava a ripristinare pienamente l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, abrogando le parti della riforma del Lavoro Monti Fornero sui licenziamenti individuali.  Una manovra controversa su cui gli stessi giudici in più di una occasione hanno avuto dubbi nell’applicazione in tribunale:

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Il problema della consegna delle firme nasce dalla legge del 1970, che regola la materia referendaria: “non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”.

Sarà ora l’ufficio centrale per i referendum a decidere sulla questione nei prossimi mesi, in virtù della presentazione della richiesta di referendum avvenuta nel settembre scorso. In caso di approvazione della validità della richiesta e della consegna delle firme gli italiani potranno andare al voto, che comunque non potrà avvenire nell’anno in corso.