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Pensioni nella Legge di Stabilità: rivalutazioni e contributi

di Barbara Weisz

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Indicizzazione assegni e prelievo di solidarietà sulle pensioni d'oro nel maxi-emendamento alla Legge di Stabilità: il nuovo scenario.

Riscritto il capitolo pensioni nel maxi-emendamento alla Legge di Stabilità per quanto riguarda la rivalutazione degli assegni (con indicizzazione bloccata dal 2012) e prelievo sulle pensioni d’oro (a rischio incostituzionalità).

Pensioni d’oro

Le modifiche hanno ridotto la soglia di reddito, ampliato la platea e rimodulato il prelievo. Le modifiche del Governo introducono infatti un prelievo del 6% sui redditi da pensione superiori a 14 volte il minimo (circa 90mila euro l’anno), che sale al 12% per la parte eccedente 20 volte il minimo (quasi 129mila euro l’anno) e al 18% sopra 30 volte il minimo (193mila euro). In origine il Ddl prevedeva il 5% per  assegni fra 150 e 200mila euro annui, il 10% fra 200 e 250mila euro, il 15% per quelli più alti.Il rischio di incostituzionalità è legato alla sentenza di giugno scorso su un precedente contributo di solidarietà applicato agli assegni previdenziali (Dl 68/2011 convertito con la legge 111/2011) e ampliato dalla riforma delle pensioni del Salva Italia (Dl 201/2011), ritenuto illegittimo perché applicato a una sola categoria di contribuenti (i pensionati) risultando fiscalmente discriminatorio. Ebbene, il prununciamento era stato aggirato dalla prima formulazione del Ddl, che cercava di evitarne il carattere discriminatorio con un meccanismo che attuava una redistribuzione. Un’accortezza “dimenticata” nel maxi-emendamento: i soldi del contributo di solidarietà finanziano il reddito minimo di garantito (Sia – Sostegno per l’inclusione attiva) sperimentale in alcune grandi città (40 milioni l’anno). Dunque, uno strumento di welfare assistenziale ma non previdenziale.

Rivalutazioni

Riparte la rivalutazione al 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo (circa 1.500 euro al mese). L’ammontrae preciso è legato alla variazione del costo della vita 2014 che l’ISTAT misurerà in gennaio (come ogni anno): si attende un incremento di circa +1,5%. C’è poi una rivalutazione parziale per gli assegni fra tre e sei volte il minimo (da 1.500 a 3mila euro al mese) così modulata:

  • 90% fra tre e quattro volte il minimo (fra 1500 e 1981 euro al mese).
  • 75% fra quattro e cinque volte il minimo, quindi fra 1981 e 2477 euro lordi al mese.
  • 50% fra cinque e sei volte il minimo, quindi fra 2477 e 2972 euro lordi al mese.

Attenzione: queste percentuali non si applicano alla parte eccedente i rispettivi tetti, ma all’intero importo dell’assegno. Restano invece fermi i trattamenti superiori a volte il minimo.