Conto IMU salato per le imprese: ecco i rincari

di Barbara Weisz

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Non solo il Decreto IMU non prevede l'annunciata deducibilità per gli immobili produttivi delle imprese, ma nel 2013 è aumentato il moltiplicatore e sulle aliquote pesa la quota allo Stato.

Alla fine, il prezzo più alto della Riforma IMU Parte Prima lo pagano le aziende: niente abolizione della tassa sugli immobili  produttivi d’impresa, niente possibilità di portare le somme pagate in detrazione (malgrado le promesse nero su bianco nel decreto di maggio), aumento dei coefficienti e rincari delle aliquote per il gruppo catastale D (capannoni, alberghi) , gli unici per i quali si paga ancora la quota all’Erario.

Deduzioni IMU

La sorpresa più amara riguarda la mancanza, nel Dl 102/2013 , dell’annunciata norma – prevista nel primo decreto di sospensione della prima rata IMU per proprietari di prime case – sui possibili vantaggi fiscali per immobili d’impresa, per i quali sembrava certa la deducibilità. L’annunciata (e non portata a termine) riforma di agosto, avrebbe dovuto prevedere «la deducibilità ai fini della determinazione del reddito di impresa dell’imposta municipale propria relativa agli immobili utilizzati per attività produttive». L’agevolazione dovevava essere al 50% e riguardare anche professionisti e artigiani. Invece è arrivato semplicemente un altro decreto che, lungi dall’essere una «complessiva riforma», si limita ad abolire la tassa sull’abitazione principale nel 2013 lasciando aperti tutti gli altri capitoli. Nulla di fatto invece, tutto rinviato alla Legge di Stabilità 2014.

Aumenti IMU

Nel frattempo, per il mondo imprenditoriale sono scattati gli aumenti. Per prima cosa, da gennaio 2013 è passato da 60 a 65 il moltiplicatore per gli immobili del gruppo D (fra cui capannoni e alberghi), in base a una disposizione prevista dal Salva Italia di fine 2011. Si tratta di un coefficiente da applicare alla rendita catastale (rivalutata del 5%) per ottenere l’imponibile IMU. E’ diverso per le varie tipologie di immobili (ad esempio, 160 per le abitazioni, 55 per i negozi), e gli unici per i quali è aumentato sono gli immobili del gruppo D escluse banche e assicurtazioni (gruppo D5, a quota 80). Prima con il decreto di maggio, poi con quello estivo, sembrava destinato a tornare a quota 60 per gli immobili produttivi e invece resta a 65, con un aumento rispetto al 2012 pari all’8,3%.

Aliquote IMU

L’ultimo rincaro riguarda le aliquote IMU comunali, che possono essere aumentate dalle delibere comunali. In base alla Legge di Stabilità 2013, tra l’altro, gli immobili produttivi del gruppo D sono gli unici per i quali resta la divisione fra quota comunale ed erariale: allo Stato va lo 0,76% e quindi i Comuni non possono deliberare nessuna agevolazione rispetto a questa soglia (nel 2012 potevano invece abbassare l’aliquota allo 0,46%) e perciò se vogliono guadagnare qualcosa devono alzare l’aliquota. Risultato: in tutti i Comuni che per il 2012 avevano stabilito ribassi sull’aliquota standard, nel 2013 le imprese pagheranno senz’altro un’IMU maggiore. La stessa cosa succede anche negli enti locali che decidono incrementi, per compensare il mancato gettito dell’IMU sulla prima casa. In parte, comunque, i Comuni verranno risarciti dalla norma prevista dall’articolo 3 del Dl IMU di fine agosto, che stanzia a questo scopo 2,3 miliardi per il 2013 e 75 milioni per il 2014. L’unico vantaggio per le imprese, riguarda il settore edile: dal 2014, gli immobili destinati alla vendita dal construttore, e non locati nel frattempo, sono esenti dall’IMU (articolo 2, comma 2, lettera a del Dl 102/2013).