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Pensioni Professionisti penalizzate dalla Legge di Stabilità

di Barbara Weisz

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Aumento delle tasse per le casse previdenziali private dei professionisti e i fondi pensione: le critiche e le ricadute negative sul sistema pensionistico futuro.

La Legge di Stabilità  2015 non è indolore per le pensioni dei professionisti, visto che aumentano le imposte per enti di previdenza professionali e fondi pensione: la manovra prevede per le casse private la stessa aliquota delle rendite finanziarie, il 26% al posto dell’attuale 20%; l’aliquota sui fondi pensione passa invece dall’11,5 al 20%. A stabilire l’aumento fiscale è il capitolo coperture della Ddl Stabilità, che attinge a queste risorse nell’ambito dei 3,6 miliardi previsti dalla nuova tassazione sulle rendite finanziarie.

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SOS Casse Professionisti

Secondo i calcoli Adepp (l’associazione che riunisce le casse), come spiegato dal presidente Andrea Camporese, la stretta fiscale comporta:

«un taglio delle pensioni future del 10%, che andrebbe ad aggiungersi alla riduzione generalizzata dovuta ai sistemi di calcolo più severi adottati dalle casse». «Atto gravissimo di miopia istituzionale di cui il governo dovrebbe rispondere davanti a due milioni di professionisti, alle loro famiglie, e a centinaia di migliaia di dipendenti degli studi professionali»

Si aggrava così la «distanza incolmabile con il resto dei professionisti europei» in termini di imposte sulla previdenza. Il infine il monito sulla manovra, che: «condanna un pezzo del Paese, che genera il 15% del PIL, alla devastazione del suo sistema previdenziale».

L’aumento della tassazione per le cassa professionali era già stato previsto dalla riforma delle rendite finanziarie ma poi evitato, mentre con la  Legge di Stabilità è destinato a scattare dal 2015.

SOS Fondi Pensione

La stretta riguarda anche i fondi pensione, il “secondo pilastro” previdenziale che in Italia non è mai riuscito a decollare. In questo caso, oltre all’aumento della tassazione al 20%, si istituisce un’altra novità: l’opzione di anticipo TFR anche per coloro che versano l’accantonamento ai fondi pensione. Si tratta, commenta Michele Tronconi, presidente di Assofondipensione, di un segnale di sfiducia verso il secondo pilastro:

«Il doppio handicap, cioè la possibilità del TFR in busta paga e l’alto livello del Fisco, spingono il sistema all’eutanasia. Si tratta di un neo in una manovra orientata alla crescita, ma si disconosce che il risparmio previdenziale possa essere reinvestito nel Paese».

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Secondo i dati Covip (Commissione di vigilanza dei fondi pensione) di giugno 2014, gli iscritti alle forme di previdenza complementare in Italia sono 6,3 milioni (+ 2,9% rispetto a dicembre) e le risorse destinate alle prestazioni circa 121 miliardi di euro (+4,3%), mentre i rendimenti medi dei fondi aperti e chiusi si aggirano intorno al 4%, contro lo 0,9% della rivalutazione del TFR, con la ovvia considerazione che il rendimento varia con il prodotto e che quello del TFR è certo, senza oscillare con il mercato incamerando percentuali di rischio.