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Flat tax Partite IVA, come rilevano i redditi 2018

di Barbara Weisz

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La flat tax per le Partite IVA al 15% partirà dal periodo d'imposta 2019, mentre ai redditi 2018 si applicano le vecchie regole: la questione del requisito di accesso e di decadenza.

La flat tax al 15% per le partite IVA in regime forfettario parte dal periodo d’imposta 2019: si tratta di una precisazione fondamentale perché fra i contribuenti ci sono molti dubbi in materia. Arriveranno, prevedibilmente con i documenti di prassi, tutti i chiarimenti del caso, nel frattempo mettiamo a fuoco le regole certe in base al testo della legge.

=> Adesione al regime forfettario per il 2019

La flat tax partite IVA è prevista dai commi 9 e seguenti della manovra 2019 (legge 145/2018). Il testo può trarre in inganno, perché prevede che i contribuenti a partita IVA possano applicare il regime forfettario

«se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65mila euro».

Il riferimento all’anno precedente crea, in effetti, confusione. Ma il punto chiave è che la flat tax si applica a partire dal periodo d’imposta 2019 (quindi confluirà per la prima volta nella dichiarazione 2020). E si riferirà ai redditi 2019. Quindi, per essere chiari, l’aliquota del 15% riguarda il periodo d’imposta 2019.

Il reddito 2018 continua ad essere assoggettato alla precedente legislazione. Quindi, la stagione dichiarativa 2019 procederà con le stesse regole dell’anno passato per gli attuali forfettari, con i paletti precedenti previsti (ci sono limiti di reddito diversi per le varie attività, contraddistinte dai codici ATECO).

Il reddito 2018 però è importante ai fini dell’accesso al regime. La legge, come detto, prevede l’accesso al regime dei minimi in base al reddito dell’anno precedente. Quindi, per accedere alla flat tax 2019, i compensi 2018 devono essere al massimo pari a 65mila euro.

Il regime forfettario è un regime fiscale naturale per le partite IVA che possiedono i requisiti, che quindi non devono presentare una domanda di accesso. E’ però previsto un adempimento nei confronti dell’INPS, al quale bisogna comunicare entro il 28 febbraio l’intenzione di utilizzare il regime forfettario. Quindi, coloro che decidono di applicare la flat tax partite IVA per il periodo d’imposta 2019 e pagano i contributi all’INPS devono effettuare la relativa comunicazione entro il prossimo 28 febbraio.

=> Agevolazioni e tasse 2019, fra manovra e pace fiscale

Nel caso in cui un lavoratore autonomo svolga più attività, deve sommare tutti i ricavi relativi ai diversi codici Ateco, senza superare la soglia dei 65mila euro.

Non bisogna invece sommare gli eventuali guadagni da lavoro dipendente, ai quali si applica la normale tassazione in base agli scaglioni IRPEF.

Ricordiamo che è stata inserita una norma contro le false partite IVA che vieta l’applicazione del regime a chi fattura prevalentemente nei confronti di datori di lavoro dei due anni precedenti.

Facciamo due esempi per riassumere le regole e il rapporto che c’è fra i ricavi 2018 e 2019. Un contribuente che nel 2018 ha fatturato 60mila non potrà rientrare nel regime forfettario nella dichiarazione 2019, relativa ai redditi 2018, perché applicando la legge 190/2014 valida nel 2018 ha superato i limiti previsti (come detto, sono diversi per le varie tipologie di attività, ma in ogni caso non superano mai i 50mila euro). Ha però il requisito per entrare nel regime nel 2019, anno per il quale l’asticella si è alzata a 65mila euro. Potrà, quindi, applicare il regime forfettario, e quindi la flat tax al 15%, sul periodo d’imposta 2019.