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Quota 41: cosa cambierebbe con la Riforma Pensioni

di Redazione PMI.it

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Continua il dibattito sulla Riforma Pensioni: sotto la lente i costi di Quota 4, a confronto con gli obiettivi di flessibilità e uscita anticipata.

L’Italia ha bisogno di una nuova riforma delle pensioni e questa sembra essere una delle pochissime certezze su questo fronte, insieme all’addio dal 2022 di Quota 100, con la conseguente stabilizzazione dei requisiti anagrafici ordinari per la pensione anticipata, ben cinque anno dopo. Tra le proposte più caldeggiate, quando l’Esecutivo Draghi deciderà di prendere in mano questo dossier (ipotesi più accreditata: da settembre, con la bozza della Legge di Bilancio 2022) per studiare soluzioni alternative alla Quota 100 (62 anni d’età +e 38 di contributi) c’è la Quota 41 estesa a tutti, che consentirebbe a coloro che hanno maturato almeno 41 anni di contributi di andare in pensione senza uno specifico requisito anagrafico. Una proposta che trova il favore dei sindacati e di parte del Governo (compreso il Sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon) ma che non piace alla Corte dei Conti, perché troppo costosa per le casse dello Stato, ancor più  della stessa Quota 100. Per ovviare al problema, si potrebbero però inserire delle penalizzazioni ed una previsione a tempo (come la sperimentazione con scadenza triennale della Quota 100), per renderla più sostenibile da punto di vista della copertura finanziaria necessaria.

Quota 41 costa troppo?

La UE ha concesso all’Italia 14 miliardi extra di fondi del Recovery Plan, ma la priorità è di ridurre spesa pensionistica. Dunque la prossima revisione delle pensioni dovrà introdurre misure più economiche e funzionali di Quota 100. Stando alla fotografia sulla spesa previdenziale scattata dalla Corte dei Conti nel suo rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica:

  • dal 2012 al 2020, periodo di tempo in cui è stata in vigore la Riforma Pensioni Fornero, il sistema delle deroghe ha portato ad oltre 711mila pensionamenti anticipati, comprese le salvaguardie degli esodati;
  • escludendo 79.260 pensioni liquidate nello stesso periodo con l’APe Sociale e volontario, questi trattamenti hanno pesato per il 18,7% sul totale delle pensioni erogate, con un picco del 33,7% nel biennio 2019-2020 per via di Quota 100 che ha portato ad un risultato pari del -12% su quello registrato fino al 2018.

Per la Corte dei Conti, dunque, nei prossimi due anni l’andamento della spesa previdenziale “potrà rappresentare un rilevante elemento critico per i conti pubblici”. Ecco perché una riduzione della spesa previdenziale, secondo i magistrati contabili, non si può più rimandare e Quota 41, al posto di Quota 100, potrebbe costituire un problema di sostenibilità della spesa nel lungo periodo. Insomma la partita della prossima Riforma Pensioni si giocherà sul campo dei costi, piuttosto che sulla garanzia di flessibilità di uscita dal mondo del lavoro.

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La proposta che sembra avanzare è quella volta a “costruire, eventualmente con gradualità ma in un’ottica strutturale, un sistema di uscita anticipata che converga su una età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro”. Una soluzione sembra essere quella di estendere la possibilità di andare in pensione a 64 anni anche a coloro ai quali si applica il sistema misto e non solo a coloro che risiedono nel puro contributivo (cioè hanno iniziato a lavorare dal 1996).

Il presidente INPS aveva proposto una doppia quota: poter lasciare il lavoro a 62-63 anni, con almeno 20 anni di contributi, ottenendo solo la parte contributiva della pensione maturata, per poi usufruire dell’eventuale fetta retributiva dai 67 anni d’età. Proposte sulle quali però è arrivata subito la bocciatura dei sindacati, che le ritengono troppo penalizzanti. Per Cgil, Cisl e Uil è assolutamente necessario estendere la flessibilità nell’accesso alla pensione e permettere alle lavoratrici e ai lavoratori di poter scegliere quando andare in pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, facendo cadere però vincoli e penalizzazioni.