Legge di Bilancio: tagli alle riforme

di Barbara Weisz

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La proposta italiana per evitare la procedura d'infrazione prevede un risparmio di 6,6 miliardi; gli effetti previsti su riforma pensioni e reddito di cittadinanza.

La prudenza è d’obbligo vista la delicatezza del negoziato in corso con l’Europa, ma sembra  che l’accordo per evitare all’Italia la procedura d’infrazione si avvicini. L’Italia ha presentato una proposta di mediazione che fa scendere il rapporto sul deficit/PIL al 2,04% (rispetto al precedente 2,4%). E le dichiarazioni rilasciate dal premier Giuseppe Conte al termine del vertice con il presidente della commissione UE Jean Paul Juncker sono improntate a un moderato ottimismo:

confidiamo che questo negoziato possa concludersi in modo positivo.

Positive anche le posizioni riferite dai portavoce UE, che riferiscono di nuovi progressi nella trattativa per evitare la procedura d’infrazione della volontà di trovare una soluzione.

I lavori proseguono in questi giorni per valutare con attenzione la proposta che l’Italia ha messo sul tavolo. Il presidente del Consiglio e il ministero dell’economia, Giovanni Tria, mercoledì 12 dicembre hanno anticipato alla Commissione le modifiche alla manovra (che saranno poi portate in Parlamento).

Come più volte ribadito, restano in manovra le due misure fondamentali, ovvero il reddito di cittadinanza e la riforma pensioni, con limature che consentono risparmi di spesa rispetto alle precedenti ipotesi.

Ricordiamo che al momento in manovra non ci sono le misure ma solo i relativi finanziamenti: 9 miliardi per il reddito di cittadinanza (6,7 miliardi nel 2019) e 7 miliardi dal 2020 per la riforma pensioni. Ora, un taglio del deficit/PIL come quello annunciato vale circa 6,6 miliardi. Una cifra che, in base alle anticipazioni, sarebbe così suddivisa: 2 miliardi dalla riforma pensioni, 1,6 miliardi dal reddito di cittadinanza, e 3 miliardi da un piano di dismissione di immobili.