Formazione tecnica in Italia e investimenti

di Alessia Valentini

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Formazione e conoscenza, fondamentali per lo sviluppo di un piano di crescita professionale: EventHandler fa il punto sul quadro degli investimenti in Italia.

I più recenti segnali dal mercato della formazione professionale denotano un contrazione degli investimenti formativi da parte delle Enterprise e, a sorpresa, una crescente adesione da PMI e professionisti, notoriamente meno dotati di risorse economiche. Ne abbiamo parlato con Paolo Pialorsi, Conference Business Manager, e Marco Russo, Strategy Development Manager, della società EventHandler, che progetta e gestisce eventi di formazione IT. Dall’intervista emerge un panorama diversificato, che ha come comun denominatore la sfiducia crescente di tutti i lavoratori italiani.

Il mercato italiano della formazione IT

EventHandler è partner operativo di Microsoft Italia, e dal 2008 organizza e gestisce eventi (tra cui le Microsoft Technical Conferences) e workshop rivolti ai professionisti IT. I due soci fondatori, Russo e Pialorsi, sono anche formatori tecnici certificati e riportano la loro esperienza personale sul campo, con un contributo significativo sui trend della formazione nel mercato Italiano.

Durante l’ultima conferenza, a sorpresa, il 65% degli iscritti era costituito da consulenti, micro-imprese e aziende con meno di 15 dipendenti.  Solo il restante 35%, era formato da addetti di grandi aziende (banche, industrie, ecc.). Dunque, in Italia la partecipazione è principalmente legata PMI, professionisti e singoli consulenti, mentre le grandi aziende sono assenti illustri (a differenza del resto del mondo). Mentre le Enterprise estere partecipano massicciamente, così non è per la de-localizzata italiana o per le aziende di consulenza che vendono servizi professionali (e che dovrebbero curare la formazione del proprio staff per ovvi motivi di business).

Per le PMI e i professionisti, in realtà, il coinvolgimento sia all’estero che in Italia segue l’elemento dei costi: si riscontra una maggiore presenza agli eventi che permettono la prenotazione anticipata (offrendo forti sconti) o alle giornate formative gratuite secondo il modello free-entrance. Event Handler infatti, struttura i propri eventi con costi diversi: l’evento è a costo pieno se si partecipa a tutte le giornate ma si può ottenere un forte sconto prenotando in anticipo; può costare meno se si scelgono solo alcuni giorni ed è completamente gratuito se si partecipa nella sola giornata del sabato. Il paradosso è che in Italia neanche la formazione gratuita riesce a far trainare la partecipazione uniforme delle aziende.

Formazione snobbata: le cause

Marco Russo ci ha raccontato di casi in cui i dipendenti di grandi aziende hanno avuto difficoltà nel farsi approvare la partecipazione al corso a causa di processi autorizzativi spesso troppo lunghi rispetto alle tempistiche e modalità di iscrizione all’evento. Spesso il giro autorizzativo di una RDA (Richiesta Di Acquisto, n.d.r.) incontra dei blocchi a determinati livelli decisionali e lì interrompe il suo corso.

In altri casi si sono verificate difficoltà da parte degli uffici acquisti sia per i lunghi tempi di pagamento sia per la richiesta di documentazione qualificante richiesta a EventHandler, la cui produzione avrebbe richiesto un tempo incompatibile per la partecipazione di quell’azienda all’evento in corso.

Emerge quindi per le imprese italiane un basso grado di autonomia economica e decisionale per i dipendenti, indipendentemente dal livello professionale. La puntigliosa attenzione ai flussi di costo si coniuga con una certa sfiducia nelle iniziative dei propri dipendenti.

La lentezza organizzativa e di processo delle grandi aziende italiane indica una bassa reattività, anche decisionale. Peccato che la mancata partecipazione agli eventi formativi tecnici contribuisca ad un ulteriore impoverimento del personale e dell’azienda, che non persegue la cultura dell’innovazione come vantaggio sui concorrenti.

A complicare le cose ci sono anche i comportamenti dei singoli: Marco Russo spesso si confronta con AD interessati alla formazione, ma poi nei fatti i manager (direttori di dipartimento, ecc.) sembrano frenarla, forse per timore di essere scalzati o per timore di rivelare la propria statiticità professionale. I dipendenti, raccontano i fondatori di EventHandler, sembrano arrendersi a questo generalizzato disinteresse da parte dei propri responsabili: azienda che non copre il costo dell’evento, mancata percezione del valore formativo in termini di ROI, ecc.

Si intravede dunque un problema di motivazione, confermato anche dal modo in cui il dipendente medio utilizza i social network professionali tipo Linkedin: le competenze e capacità vengono aggiornate solo se si vuole cambiare lavoro, e non in modo progressivo e periodico, come sarebbe opportuno, al fine di evidenziare lo sviluppo formativo e il proprio bagaglio professionale. Anche qui, sottolinea Marco Russo, è evidente la bassa motivazione “causa-effetto” dei singoli ad investire in formazione.

Il risultato un tantino desolante è che i neolaureati escono con le proprie eccellenze dall’università e nel corso della vita professionale si impoveriscono, si demotivano e perdono “cultura”. Chi invece ha un ruolo “senior” non è più rivendibile sul mercato perché non ha nulla di nuovo da offrire se non la propria esperienza. In Italia, inoltre, non si crede nelle segnalazioni di colleghi o conoscenti mediante CV, e per lo stesso motivo sono poco praticate anche le “recomandation” disponibili su Linkedin. All’estero invece è piuttosto frequente segnalare qualcuno per un lavoro specifico e, anzi, questo meccanismo è molto sano perchè proattivo.

Riuscirà l’Italiano medio e l’azienda a riprendersi da questo “tracollo culturale”? “Stay tuned” perché Marco Russo e Paolo Pialorsi devono ancora dirci tutto.

Per approfondimenti: EventHandler