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Pensione anticipata con i fondi di solidarietà

di Barbara Weisz

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L'utilizzo dei fondi di solidarietà per pagare la flessibilità in uscita, con pensione anticipata fino a cinque anni: intervista a Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Welfare.

«E’ fuori di dubbio che la Riforma Monti – Fornero ha irrigidito il mercato delle pensioni, sia quelle contributive sia per età». «Condivido l’impostazione del governo», ma «la soluzione non è l’APE sociale, che costa molti soldi. E nemmeno l’APE volontario, che invece costa troppo al pensionato».

La vera soluzione per la pensione anticipata, secondo Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali ed ex sottosegretario al Welfare (intervistato da PMI.it a margine del vertice conclusivo tra Governo e Sindacati sulla riforma delle pensioni da inserire nella Legge di Stabilità 2017), sarebbero i fondi di solidarietà.

«Sono molto utilizzati dal credito e dalle poste, che hanno prepensionato oltre 60mila bancari dal 2000 a oggi, con cinque anni di anticipo, senza pesare sulle finanze pubbliche. A differenza di quanto successo con le FS, o l’Alitalia».

Utilizzare i fondi di solidarietà secondo Brambilla è semplice:

«le imprese pagano il contributo, questo va al fondo. Mettiamo che in questo modo si copre il 70%, il restante 30% viene suddiviso fra le imprese che hanno mandato questo signori al fondo esubero».

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APE aziendale

In questo modo, il prepensionamento lo pagano le imprese sfruttando quota parte di quanto già pagano per i fondi interprofessionali (che servono per la formazione): per i prossimi 4 o 5 anni, potrebbe essere destinata direttamente a un fondo di solidarietà. Lo Stato non pagherebbe nulla, non lasceremmo debito sulle spalle dei giovani e ci sarebbe una selezione rigida automatica, perché quando lo strumento di welfare è pagato da aziende e lavoratori si arriva a un numero fisiologico.

In realtà, nella Riforma Pensioni c’è una formula di anticipo pensionistico APE a carico delle imprese nell’ambito di una procedura aziendale. In questo caso ogni singola impresa paga la propria parte di prepensionamento. Invece, utilizzando i fondi, anche senza crisi aziendale il lavoratore potrebbe ritirarsi con cinque anni di anticipo utilizzando il fondo esuberi.

=> APE aziendale con incentivi fiscali

Un sistema previdenziale sostenibile deve prevedere un miglior rapporto tra lavoratori attivi e pensionati rispetto all’attuale situazione italiana di 1 a 1,36, un disastro (il totale è 24,5 milioni di occupati su 16 milioni di pensionati, dati Itinerari Previdenziali). Bisogna arrivare a 1,5 /1,55.

APE volontario

Il limite dell’APE volontario, invece, è che costa troppo: dal 6 al 10% l’anno, contro 3,14 che è il coefficiente di riparto attuariale. La flessibilità Damiano Baretta (una delle proposte presentate in Parlamento n.d.r.), costerebbe 3,10. L’APE quindi costa di più. Brambilla ritiene ostico il meccanismo dell’assicurazione bancaria. Il premio rischia di essere troppo alto e generare un’ulteriore spesa. Così rischiamo di passare dal 6% all’8% annuo.

=> Pensione anticipata: simulazione costi APE

In effetti, il meccanismo pubblico-privato intorno a cui ruota l’APE volontario è un po’ un’invenzione italiana, nel senso che non ci sono esempi di riferimento a livello internazionale. La formula attuale è come quella della riforma Dini: flessibilità in uscita pagata dal lavoratore, che percepirà una pensione più bassa. Il metodo contributivo garantisce equità fra contributi versati e prestazione.

Infine i giovani, intorno ai quali bisogna costruire la seconda fase della Riforma, affrontando il tema dell’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui. Il problema, dice Brambilla, non è il sistema previdenziale. Ci sono altri punti che l’Italia deve affrontare: all’estero, in media, i giovani entrano nel mondo del lavoro a 23-24 anni, da noi a 27-28. E’ un problema: un ragazzo italiano che lavora a 24 anni e va in pensione a 67, lavora 43 anni. Rispetto al requisito dei 35 anni di contributi necessari per l’APE, può perderne 7-8, e ritirarsi comunque a 67 anni prendendo il 74% dell’ultimo reddito. Il più alto di tutti i paesi industrializzati. Certo, se il reddito era di 800 euro c’è un problema, che però non è del sistema previdenziale. Se abbiamo alta evasione, redditi bassi, record di Neet, poi non possiamo avere il welfare della Svezia.