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Riforma Pensioni: le tre proposte INPS a confronto

di Barbara Weisz

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Quota 41, pensione anticipata a 64 anni con ricalcolo contributivo, anticipo quota contributiva: le proposte di riforma pensioni nella Relazione INPS.

La quota 41 è l’ipotesi di riforma pensioni più costosa, l’uscita anticipata con il ricalcolo contributivo ha un minor impatto sulla spesa previdenziale, mentre l’ipotesi più conveniente dal punto di vista dei conti pubblici è l’anticipo limitato alla quota contributiva. L’analisi delle diverse proposte di riforma pensioni è contenuta nella Relazione annuale INPS presentata alla Camera dei Deputati lunedì 12 luglio. Il punto è il seguente: a fine anno scade la Quota 100, e questo comporta il cosiddetto scalone, ovvero un aumento da un giorno all’altro del requisito per andare in pensione che può arrivare fino a cinque anni. In corso c’è un tavolo fra Governo e parti sociali che deve arrivare a un’ipotesi di riforma pensioni da approvare quindi entro la fine del 2021.

=> Le proposte del Governo per la riforma pensioni 2021-2022

Il dibattito è aperto e ci sono diverse proposte. La Relazione INPS ne approfondisce tre, dal punto di vista degli effetti economici sia in termini di maggior spesa pensionistica nel decennio 2022-2031 per la valutazione degli effetti di breve-medio periodo, sia in termini di spesa assoluta rapportata al PIL nell’arco temporale di trenta anni per valutarne anche gli effetti nel lungo periodo.

Le tre proposte INPS di Riforma Pensiomi

  • Quota 41: prevede la possibilità di andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi. Attualmente, lo ricordiamo, ci vogliono 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne. Il calcolo della pensione resta immutato, per cui chi ha diritto al sistema misto o retributivo lo mantiene.
  • Ricalcolo contributivo: è un’ipotesi simile a quella attualmente prevista dall’Opzione Donna, nel senso che si può andare in pensione prima ma rinunciando alla parte retributiva, mantenendo quindi il calcolo contributivo sull’intera pensione. Prevede due diversi requisiti, alternativi l’uno all’altro: 64 anni di età, 20 anni di contributi, e un assegno previdenziale maturato pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale. Oppure 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza limiti sul valore dell’assegno.
  • Anticipo della quota contributiva: è un meccanismo complesso, che consente di accedere alla sola quota contributiva della pensione in anticipo rispetto alla maturazione della pensione piena. In pratica, con 63 anni di età, almeno 20 anni di contribuzione e un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale, ci si può ritirare, incassando però solo la parte contributiva maturata. Al raggiungimento poi dell’età per la pensione di vecchiaia, si inizia a ricevere anche la quota retributiva della pensione.

Molto in sintesi, fra queste tre ipotesi la più costosa è la quota 41, mentre le altre due sono maggiormente sostenibili. Nel dettaglio, la quota 41 costerebbe 4,3 miliardi nel 2022 e arriverebbe a 9,2 miliardi alla fine del decennio. Qui, per fare i calcoli, l’INPS ha ipotizzato un’adesione al 100%, considerando che si tratta di un’ipotesi con un requisito contributivo alto, e senza penalizzazioni sul calcolo. Per il ricalcolo contributivo, invece, è stata considerata una propensione all’adesione paragonabile a quella della quota 100  (:63% dipendenti privati, 37% lavoratori autonomi e 50% lavoratori pubblici), mentre per l’anticipo contributivo l’ipotesi è di un’adesione al 40%.

Ecco in tabella i conti precisi:

Sottolineiamo che si tratta solo di tre fra le diverse ipotesi che al momento sono previste dal dibattito politico. Non ci sono, ad esempio, le stime sui costi della cosiddetta Quota 102, che consentirebbe di andare in pensione con 64 anni anni e 38 ani di contributi senza penalizzazione sul calcolo.