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Taglio vitalizi dal 2019: le regole

di Barbara Weisz

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Slitta al prossimo anno il taglio vitalizi dei deputati, il regolamento approvato vale solo per la Camera e riguarda 1338 ex parlamentari: i numeri e il rischio ricorsi.

Il taglio dei vitalizi dei deputati inizierà nel 2019 (e non, come inizialmente previsto, a novembre 2018), dal 40 all’80% di quanto finora percepito ma con una riduzione dimezzata per i casi in cui l’ex parlamentare si trovi in condizioni di difficoltà economica. Sono le due modifiche al testo della delibera approvata alla Camera.

Una misura che impatta su 1.338 vitalizi, che saranno interamente calcolati con il sistema contributivo. E’ previsto comunque un tetto minimo, pari a 980 euro netti mensili, oppure a 1470 euro per coloro che, in virtù del taglio, subiscono una decurtazione superiore al 50%.

Si calcola che ci siano ex parlamentari che, dal gennaio prossimo, prenderanno fino a 5mila euro in meno. Sono 11 i deputati che subiranno la riduzione più consistente, fra questi c’è l’ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli, il cui assegno è intorno agli 8mila euro, e che ne prenderà dal prossimo gennaio circa 3mila. Ci sono poi circa 700 deputati che vedranno il vitalizio ridursi dal 20 al 50%.

Dei 1.405 parlamentari che percepiscono l’assegno, ce ne sono 67 che invece non subiranno il taglio, perché nel loro caso il metodo contributivo comporterebbe un aumento, e non una riduzione, del trattamento. Per loro, è previsto un diverso “tetto massimo”, rappresentato dall’importo percepito nell’ottobre 2018.

Attenzione: la misura riguarda solo i deputati e non i senatori, perché è prevista dal regolamento interno di Montecitorio, e non (almeno per ora) da quello di Palazzo Madama.

Ai fini dell’applicazione, vale l’ultima legislatura. Quindi, se il parlamentare ha svolto il suo ultimo mandato alla Camera, subirà il taglio, se invece l’ultima legislatura di lavoro è stata al Senato, continuerà a percepire l’attuale assegno. Questo, indipendentemente dal ramo del parlamento in cui ha svolto il mandato precedentemente.

Per essere chiari: un ex parlamentare che ha svolto, ad esempio, due mandati alla Camera e uno, l’ultimo, al Senato, non subisce la decurtazione. Nel caso opposto, invece (due mandati al Senato e l’ultimo a Montecitorio), scatta il taglio. Si tratta di un punto delicato anche sotto il profilo giurisprudenziale, nel senso che non si esclude possa essere sollevato un problema di legittimità. Così come potrebbe esserci una più vasta questione, legata sempre alla legittimità, di un provvedimento che tocca diritti acquisiti.