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Contributi silenti: cosa fare, guida completa

di Redazione PMI.it

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Solo alcune gestioni previdenziali rimborsano i contributi silenti insufficienti per la pensione, altre come l'INPS non lo prevedono: ecco come non perdere i versamenti.

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L’ottava salvaguardia esodati ed il cumulo gratuito dei contributi hanno fornito negli ultimi anni una risposta concreta al problema dei contributi silenti, ovvero i versamenti non sufficienti a far maturare un diritto a pensione autonoma presso e di conseguenza perduti.

Ci sono gestioni previdenziali che riconoscono agli iscritti la restituzione dei contributi versati, altre (come l’INPS) che invece non prevedono questa possibilità.

Le casse dei professionisti spesso prevedono la restituzione dei contributi: ENPAM (medici), Inarcassa (archietti), Inpgi (giornalisti), Cnpadc (commercialisti), Enpav (veterinari), per fare alcuni esempi. Altri come Cassa Forense e Cipag (geometri) hanno abolito questa possibilità precedentemente prevista. 

Artigiani e commercianti possono far confluire la contribuzione versata alle casse private con quella presso la gestione INPS loro dedicata recuperando eventuali contributi silenti. La pensione sarà però calcolata pro quota.

L’INPS non restituisce i contributi versati, un punto su cui spesso e volentieri si apre dibattito politico. La motivazione fondamentale a sostegno di questo regolamento, è rappresentata dall’esigenza primaria di salvaguardare i conti della cassa previdenziale, che con la restituzione dei contributi dovrebbe sopportare un onere maggiore.

Anche senza vedersi restituire i contributi versati, i lavoratori hanno oggi a disposizione una serie di strumenti per non perdere le somme pagate, sommandole in modo da ottenere una pensione. E’ il caso, ad esempio, di chi ha versato contribuzione a diversi enti previdenziali magari non maturando un autonomo diritto a pensione in nessuna di queste.

Ricongiunzione

Fino al 2010, l’opzione fondamentale era rappresentata dalla ricongiunzione dei contributi, che consentiva senza oneri per l’iscritto di far confluire tutti i versamenti nell’ultima cassa previdenziale di appartenenza, prendendo la pensione in base alle regole di quest’ultima. La legge 122/2010 ha reso onerosa la ricongiunzione dei contributi e oggi il passaggio da un ente previdenziale all’altro (classico caso, un dipendente pubblico che passa al privato) può costare decine di migliaia di euro. Motivo per cui, è oggi una strada ormai abbandonata, visto che esistono alternative più convenienti.

=> Ricongiunzione contributi meno appetibile

Salvaguardie esodati

L’anno dopo, a fine 2011, è intervenuta la Riforma Pensioni Fornero, che restringendo i paletti per l’accesso alla pensione di vecchiaia ha lasciato senza stipendio e senza pensione un numero di lavoratori la cui quantificazione ancora oggi, dopo ben otto provvedimenti di salvaguardia, non è chiarissima.

Si tratta di lavoratori che erano usciti dal mondo del lavoro con accordi stipulati con l’obiettivo di accompagnarli alla pensione (attraverso sussidi, ammortizzatori sociali, incentivi all’esodo e via dicendo), e che si sono trovati invece scoperti: i cosiddetti esodati. Questi lavoratori sono stati via via salvaguardati con provvedimenti ad hoc, che in gran parte dovrebbero aver risolto il problema.

Ma il caso esodati è stato forse quello che più di ogni altro ha messo il dito nella piaga per chi possiede molti anni di contributi silenti senza poterli sfruttare per la pensione: regole previdenziali rigide da una parte, un mondo del lavoro che di fatto espelle i lavoratori troppo presto (pur in presenza di leggi che alzano l’età pensionabile). Una dinamica che si risolve in un’eterna trattativa governo sindacati costantemente rivolta a risolvere emergenze e situazioni di crisi invece che a costruire un sistema previdenziale equilibrato e sostenibile da tutti i punti di vista.

Su questi due elementi di rigidità sono intervenute diverse norme negli ultimissimi anni, anche con la legge di stabilità 2017. Per contrastare il fenomeno dei contributi silenti, sono stati potenziati gli strumenti che consentono di sommare versamenti effettuati in diverse gestioni.

Totalizzazione

La legge 41/2006 ha previsto la totalizzazione dei contributi, che contrariamente alla ricongiunzione è gratuita, ma comporta il calcolo della pensione interamente con il sistema contributivo (a meno che non ci sia un diritto autonomo maturato in una delle gestione interessate dall’operazione). Prevede che si debbano sommare tutti i contributi versati in diverse gestioni, per raggiungere pensione di vecchiaia, anzianità, inabilità, indiretta.

=> La totalizzazione dei contributi previdenziali

Cumulo gratuito

Nel 2012 è stato introdotto un nuovo istituto, il cumulo contributi (legge 228/2012), che la Legge di Bilancio 2017 ha esteso anche alle casse dei professionisti, prima escluse, e potenziato rendendolo utilizzabile anche per raggiungere la pensione anticipata (prima era possibile utilizzare il cumulo solo per la pensione di vecchiaia).

Il cumulo gratuito come la totalizzazione, è gratuito, la differenza fondamentale consiste nel modo in cui viene calcolata la pensione, in questo caso pro quota con le regole di ogni singola gestione. Significa che, ad esempio, se un lavoratore ha dei versamenti in un ente previdenziale che lo prevede, può applicare ancora il sistema retributivo (fino al 2012, data dalla quale la Riforma Fornero prevede il solo sistema contributivo).

=> Rimborso ricongiunzione onerosa

La Legge di Stabilità 2017 prevede anche la possibilità di passare al nuovo cumulo gratuito da parte di coloro che precedentemente avevano già fatto domanda di ricongiunzione o di totalizzazione: nel primo caso, basta non aver interamente pagato la ricongiunzione (gli eventuali versamenti già effettuati vengono restituiti), nel secondo caso non deve essere conclusa la pratica.