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Riforma Lavoro: il Governo boccia i correttivi

di Francesca Vinciarelli

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Inammissibilità per il pacchetto di 10 modifiche alle disposizioni della Riforma del Lavoro consegnato dalla Maggioranza: "no" dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera ma anche dal Governo.

Non c’è accordo sulle modifiche alla Riforma del Lavoro (Legge 92/2012) studiate dalla Maggioranza: le commissioni Finanze e Attività produttive della Camera hanno dichiarato inammissibili i 10 emendamenti al decreto legge Sviluppo con cui si intendeva correggere la Riforma del Lavoro così come stabilito nel patto con il Governo.

Il motivo? Tecnico: gli emendamenti sono estranei alla materia del decreto.

La bocciatura è arrivata in realtà per 887 correttivi su 1.900 presentati, come riferito dal Andrea Lulli, componente Pd della Commissione Attività produttive.

Con gli emendamenti bocciati, quindi, anche il rinvio di un anno dell’ASPI auspicato da Pd-Pdl. Il parere contrario del Governo è però stato e esteso all’intero pacchetto di 10 emendamenti, che comprende anche la richiesta di rinvio al 2014 per l’aumento delle aliquote contributive a carico di precari e Partite IVA.

La maggioranza ha presentato ricorso sottolineando che gli emendamenti sono «finalizzati a favorire un miglior funzionamento del mercato del lavoro e, conseguentemente, a favorire lo sviluppo economico».

«Chiediamo dal Governo una precisazione delle posizioni assunte in Aula da Monti» riferendosi all’accordo preso per far approvare con fiducia la Riforma del Lavoro. Michele Scandroglio (Pdl) ha dichiarato in proposito che «il presidente della Commissione Finanze si assume una responsabilità gravissima dichiarando inammissibili gli emendamenti».

In verità, il “no” alle modifiche alla Riforma del Lavoro proposte era già stato anticipato – per altre ragioni – dal ministro del Welfare Elsa Fornero assieme al ministro dei Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda: «così aumentano i costi».  E il Pdl era consapevole di un probabile rifiuto: «gli emendamenti che aumentano i costi non passeranno mai, ma il Pd ha voluto insistere», ha dichiarato Giuliano Cazzola.

L’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano del Pd  aveva incontrato Fornero facendo presente che le modifiche al Ddl Lavoro sono il frutto di un preciso impegno di Monti con la maggioranza tutta. Dunque «il pacchetto degli emendamenti non si può dividere»: se si modifica la flessibilità in entrata (chiesta dal Pdl) bisogna anche che passino le modifiche sugli ammortizzatori (voluti dal Pd).

Non resta che comprendere se l’ostacolo tecnico (estraneità alla materia del DL Sviluppo) sarà superato e se quello delle risorse si rivelerà la vera barriera alle modifiche sulle disposizioni introdotte dalla Riforma del Lavoro.

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La riforma dell’articolo 18