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Pensioni, niente contributo di solidarietà

di Barbara Weisz

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II Governo boccia la proposta di Boeri di un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte per favorire i giovani, marcia indietro sui tagli i trattamenti di reversibilità : botta e risposta.
«il contributo di solidarietà oggi sulle pensioni alte c’è già, è a scadenza, dovrà essere valutato se confermarlo in quella maniera o diversamente».

Non ci sono altri interventi in programma e su questi temi l’Esecutivo non vuole alimentare incertezze: è la replica del Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, alla proposta avanzata dal presidente dell’INPS, Tito Boeri, tornato all’attacco con la proposta di un prelievo sui trattamenti pensionistici più elevati, facendo tuttavia marcia indietro sul riordino degli assegni di reversibilità.

Il dibattito sulla Riforma Pensioni torna dunque caldo, con un botta e risposta a distanza fra il numero uno dell’istituto di previdenza e il Governo. Sullo sfondo, una serie di audizioni parlamentari alla Camera sul Ddl di contrasto alla Povertà.

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Innanzitutto, il capitolo flessibilità in uscita: è necessario intervenire «in tempi stretti», spiega Boeri, anche per favorire l’ingresso de giovani nel mercato del lavoro. E qui si inserisce il discorso sui trattamenti di importo più elevato:

«sono state fatte concessioni eccessive in passato, e queste concessioni pesano oggi sulle spalle dei contribuenti».

Sarebbe quindi opportuno:

«chiedere un contributo di solidarietà dalle pensioni più alte, per i giovani e anche rendere più facile a livello europeo questa uscita flessibile».

Boeri fornisce anche dei dati: ci sono quasi 475mila pensioni liquidate prima del 1980 (quindi elargite da più di 36 anni) che consistono in trattamenti di vecchiaia, anzianità e ai superstiti. E ancora: per le pensioni di vecchiaia l’età media alla decorrenza era di 54,9 anni, per quella ai superstiti di 41,3.

Il prelievo sembra tuttavia impraticabile. Sulla stessa linea di Poletti si è infatti espresso anche il vicesegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che ha definito «irrealizzabile» un taglio sulle pensioni elevate. Zanetti ammette che, in materia di pensioni, negli anni in Italia ci sono state «sperequazioni, che hanno generato malessere e conflitto sociale», ad esempio per quanto riguarda le baby pensioni (che consentivano di ritirarsi con 15 anni di contributi), ma comunque nella maggior parte dei casi si tratta di trattamenti di «di importo basso», per cui un’eventuale misura su questi assegni «produrrebbe un gettito misero, seminando allo stesso tempo incertezza e paura tra i pensionati».

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Infine, il capitolo reversibilità: nei mesi scorsi Boeri si era espresso a favore di un riordino di questi trattamenti, ipotizzato anche dal disegno di legge sul contrasto alla povertà in discussione alla Camera. Ma proprio nel corso di un’audizione in commissione Lavoro a Montecitorio su questo provvedimento, lo stesso presidente INPS si è dichiarato in disaccordo sul riordino di queste prestazioni, sulle quali è:

«già stata fatta un’operazione importante con la decurtazione delle percentuali per chi ha assegni superiori a tre volte il minimo».

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