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Pensioni: niente salvaguardia esodati né Opzione Donna

di Barbara Weisz

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Il Governo dice no alla settima salvaguardia esodati e al prolungamento dell'Opzione Donna: il nodo coperture, le critiche di Damiano e dei sindacati.

Niente settima salvaguardia esodati e niente prolungamento dell’Opzione Donna: è questo l’esito dell’incontro di mercoledì 9 settembre alla commissione Lavoro della Camera con i ministeri dell’Economia e del Lavoro, l’INPS e la Ragioneria dello Stato. Motivo: le coperture. Protesta il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, Cesare Damiano, secondo cui lo stop del Governo è «inaccettabile», e che prosegue:

«la questione diventa politica e va affrontata a livello di ministri competenti».

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Secondo quanto trapela, in realtà, anche all’interno del governo ci sarebbe una spaccatura fra la linea restrittiva del ministero dell’Economia, che al momento prevale, e invece una posizione più favorevole a risolvere il problema da parte del dicastero del Lavoro. Per quanto riguarda gli esodati, le risorse previste, circa 500 milioni inutilizzati nell’ambito delle sei salvaguarde già attive, sono tornate nelle casse dello Stato, e non potranno quindi essere usati per nuove salvaguardie.

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Quanto all’estensione dell’Opzione Donna dopo il 31 dicembre 2015, ovvero la possibilità di andare in pensione anticipata accettando il calcolo dell’assegno interamente con il contributivo, secondo l’INPS sarebbero necessari circa 2 miliardi di euro fino al 2023. Queste cifre vengono contestate da Damiano, secondo cui il calcolo è probabilmente effettuato su una platea più ampia di quella reale, e comunque «l’anticipo a 57 anni con 35 di contributi con il ricalcolo tutto contributivo dell’assegno» non ha bisogno di copertura. Non è chiaro invece quale sia la posizione dell’esecutivo relativa al prolungamento dell’Opzione Donna fino al 31 dicembre 2015, superano l’interpretazione restrittiva dell’INPS che al momento riconosce il diritto al prepensionamento alle lavoratrici con decorrenza dell’assegno al 31 dicembre 2015, non a coloro che maturano il diritto alla pensione entro la stessa data.

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Secondo Damiano, presupponendo un’aspettativa di vita oltre gli 80 anni, le lavoratrici con l’Opzione Donna percepiranno un assegno decurtato del 30% per più di 23 anni, quindi nel lungo periodo non solo non ci sono costi, ma si produrranno risparmi.

Proteste arrivano da parte dei sindacati confederali, che insistono nel chiedere che le risorse intulizzate per le salvaguardie vengano utilizzate per nuovi provvedimenti a tutela degli esodati.