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Italiani verso la pensione: la fotografia ISTAT

di Barbara Weisz

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Lavoro a oltranza anche negli anni pre-pensione, carenza di contributi previdenziali, pensione ritardata più che anticipata: il report ISTAT sui lavoratori italiani.

Oltre mezzo milione di Italiani con più di 50 anni non ha mai versato contributi pensionistici, contribuendo ad alimentare l’incertezza sul futuro previdenziale di chi si avvicina all’età pensionabile: è uno dei dati salienti del rapporto ISTAT “Conclusione dell’attività lavorativa e transizione verso la pensione”. L’indagine si riferisce agli ultracinquantenni, occupati e non: significa oltre 11 milioni di contribuenti,tra i quali emerge tra l’altrpo anche un forte gap di genere nel mondo del lavoro: in generale, nella fascia di età considerata lavora il 92,5% di uomini e appena il 56,9% delle donne.

Anni pre-pensione

Tra i 55 e i 69 anni, a ridurre l’orario di lavoro in vista della pensione è appena il 3,5%, scelta che aumenta con l’età (il 2,9% dei 55-59enni; il 5,3% dei 65-69enni)  tra gli autonomi rispetto ai dipendenti (rispettivamente 4,9% e 2,8%).Poco utilizzati gli istituti che prevedono la possibilità di trasformare il contratto da tempo pieno a tempo parziale con contestuale erogazione di una parte della pensione (il cosiddetto contratto graduale): nel 2012 sono stati applicati dal 13,2% dei 116mila occupati che hanno ridotto l’orario in vista della pensione. Queste possibilità contrattuali sono previste da diverse norme: articolo 19 della legge 223/1991, articolo 1 della legge 662/1996, decreto ministeriale 331/1997 per i dipendenti pubblici, articolo 75 della legge 388/2000.

Diverso il caso previsto dalla riforma del lavoro (legge 92/2012) e perfezionato con il decreto sviluppo: l’incentivo all’esodo permette ai lavoratori a cui mancano meno di 4 anni alla pensione di ritirarsi prendendo un assegno previdenziale pieno (versato dall’Inps ma finanziato dall’azienda).

Niente contributi

Uno dei dati più indicativi dell’indagine: 541mila persone nella fascia di età considerata dichiara di non aver mai versato alcun contributo per la pensione. E’ una quota pari all’8% del totale, con un’incidenza più alta fra le donne al 9,6% contro il 6,7% degli uomini. In gran parte si tratta di occupati (336mila unità), con età inferiore a 55 anni, basso titolo di studio e,nel 70% dei casi, dipendenti. Oltre un quinto svolge mansioni poco qualificate, ma anche le professioni a elevata specializzazione segnalano un’incidenza significativa (15,2%). I settori di attività economica più rappresentativi sono istruzione, sanità e commercio. I non occupati sono invece 205 mila, per quasi due terzi donne, anche qui spesso con basso livello d’istruzione (73,6% con licenza media).

In pensione prima dei 70 anni

Sono 546mila le persone fra i 50 e i 69 anni che percepiscono già una pensione, l’8,7% degli occupati in questa fascia di età, in calo dal 12,1% registrato nel 2006 (è l’effetto delle riforme previdenziali che negli ultimi anni hanno alzato l’età pensionabile). Di questi, il 75,3% ha una pensione da lavoro: sono quindi 411 mila gli occupati ultracinquantenni che prolungano volontariamente l’attività lavorativa dopo aver ricevuto la pensione da lavoro. Per tre quarti di tratta di uomini e per due terzi sono lavoratori che risiedono nelle regioni settentrionali, oltre l’85% ha almeno 60 anni: l’età media in cui hanno cominciato a percepire una pensione è 59,4 anni (60,1 per gli uomini, 57,3 per le donne).
La maggioranza ha un basso livello di istruzione (al massimo la licenza media), otto su dieci svolgono un lavoro autonomo, più spesso nel commercio. Circa tre quarti continuano a esercitare lo stesso lavoro che svolgevano prima di percepire la pensione, lo svolgimento della stessa attività lavorativa coinvolge in misura maggiore gli autonomi rispetto ai dipendenti e avviene in particolare nei settori dell’agricoltura e del commercio. C’è invece quasi un quarto degli occupati con pensione che ha un impiego diverso da quello che aveva caratterizzato la propria carriera lavorativa.

Chi continua a lavorare anche dopo la pensione, in due terzi dei casi lo fa per motivi economici. I fattori non economici sono più diffusi tra gli occupati indipendenti (34,4% contro 25,5% dei dipendenti), mentre le ragioni economiche sono citate più spesso fra persone che esercitano professioni meno qualificate, oppure con titolo di studio fino alla licenza media, e ancora tra rappresentanti ed esercenti del commercio, agricoltori, conducenti dei mezzi di trasporto, lavoratori dell’agricoltura e delle costruzioni.

L’incertezza

Emblematico il dato sugli occupati che già percepiscono una pensione e che continuano a lavorare sull’età in cui prevedono di ritirarsi definitivamente: il 62,1% non ha ancora preso una decisione. Si tratta di persone che, in virtù del fatto che percepiscono già un assegno previdenziale, non sono vincolate alle nuove norme sull’età pensionabile, e dunque possono decidere liberamente quando ritirarsi. (Fonte: il report ISTAT “Conclusione dell’attività lavorativa e transizione verso la pensione”).

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