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Disoccupazione in Italia: le soluzioni Fornero e Squinzi

di Barbara Weisz

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ISTAT: disoccupazione sopra il 10% e record storico fra i giovani al 36,2%. Per il ministro Fornero la Riforma del Lavoro renderà il mercato più inclusivo e dinamico, mentre per Confindustria l'unica soluzione passa per la crescita.

Dal «non è accettabile» del ministro del Lavoro Elsa Fornero al «gravissimo» del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, le reazioni agli ultimi dati ISTAT sulla disoccupazione giovanile sono a senso unico: in Italia la dimensione del fenomeno dei giovani senza lavoro è abbondantemente sopra i livelli di allarme.

A maggio 2012 la mancanza di lavoro fra i giovani dai 15 i 24 anni (ovvero l’incidenza dei disoccupati in tale fascia sul totale di quelli occupati o in cerca) è al 36,2%, in aumento di quasi un punto percentuale su aprile (0,9%), e soprattutto il dato più alto mai rilevato.

Disoccupazione giovanile

«Come italiano e imprenditore è la cosa che mi preoccupa di più» ha commentato il presidente di Confindustria Squinzi. Con questi numeri il rischio è di «perdere una o più generazioni». La soluzione deve passare dal «ritrovare le condizioni dello sviluppo», perché «solo dalla crescita arriverà la capacità di ritrovare occupazione».

«Un dato non accettabile da una società, contro il quale bisogna mettere in campo tutte le energie disponibili» ha commentato invece il ministro Fornero, secondo cui la riforma del lavoro appena approvata dal parlamento «si propone di rendere il mercato del lavoro inclusivo e dinamico, in particolare per i giovani», e «più fluido in modo che queste persone possano entrarvi e possano poi stabilizzarcisi».

«Il dinamismo del mercato attiene invece alla necessità di ridurre le transazioni: fra scuola e lavoro ma anche fra chi aveva un posto di lavoro e ne sta cercando un altro». Questo «tempo di disoccupazione non può essere protratto più di tanto, perché questo vuol dire deterioramento del capitale umano del lavoratore e perdita di produttività».

Il riferimento è alle riforme delle diverse forme contrattuali, «incluso il contratto subordinato a tempo indeterminato, che deve restare l’attrattore principale in tema di contratti».

Disoccupati

Quello sui giovani è il dato più allarmante ma in generale i numeri sulla disoccupazione disegnano uno scenario di crisi profonda: più di 2,5 milioni di disoccupati in maggio. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, rispetto ad aprile c’è una flessione dello 0,7%, ma il confronto con l’anno scorso è impietoso: oltre mezzo milione di disoccupati in più, con una crescita del 26%. Il tasso di disoccupazione generale è al 10,1%, quasi due punti in più sul 2011.

In tutta Eurolandia il tasso di disoccupazione segna un nuovo record storico: 11,1%, con una forbice che va dal 5,6% della Germania al 24,6% della Spagna.

Occupati

Altro dato che non induce all’ottimismo ma almeno non è in calo è quello degli occupati: a maggio in Italia sono poco più di 23 milioni, in aumento dello 0,3% rispetto ad aprile e dello 0,4% in confronto a maggio 2011. Il tasso di occupazione è al 57,1%, con un lieve incremento congiunturale (su mese) di 0,1 punti e tendenziale (su anno) dello 0,3%.