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Pensioni in aumento: il Patto della Lavagna

di Barbara Weisz

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Renzi conferma raddoppio quattordicesima per pensioni minime, obiettivo allargamento platea fino a mille euro al mese: verso la Riforma Pensioni.

Il Governo potrebbe attuare entrambe le misure sulla quattordicesima per le pensioni minime: assegno più alto (oggi fino a 750 euro) e platea più ampia. Lo annuncia Matteo Renzi in vista del vertice finale sulla Riforma Pensioni del 28 settembre, riassumendo i suoi impegni nel Patto della Lavagna (parafrasando il vecchio Contratto con gli Italiani di Berlusconi…). Se sull’allargamento della platea il Premier non fornisce certezze (per la difficoltà di coperture), sull’aumento dell’assegno non usa il condizionale. L’obiettivo?

«Arrivare il più possibile vicino ai mille euro di pensione: vediamo se ce la facciamo».

Pensioni minime

La quattordicesima oggi è fra i 336 e 504 euro: significa circa 40 euro al mese, che il Governo intende raddoppiare («anziché 40 avranno 80 euro in un’unica soluzione»).

Il motivo per cui Renzi si esprime in termini mensili va ricondotto alla volontà di mettere nel cedolino pensione quei famosi 80 euro in busta paga riconosciuti nel 2015 ai dipendenti (e negati ai pensionati), poi stabilizzati con la manovra 2016:

 «Gli 80 euro non andavano ai pensionati. Abbiamo fatto una misura che riguardava il lavoro, poi la tassa sulla prima casa e tasse agricole. Quello che restava fuori sono le pensioni. Ora vogliamo dare una mano».

=> Riforma Pensioni verso l’accordo

La quattordicesima, al momento, è riconosciuta alle pensioni minime fino a 1,5 volte il minimo (9.786,86 euro lordi all’anno), a coloro che hanno più di 64 anni di età. Portare il tetto di reddito a circa mille euro al mese, significa riconoscerla a chi guadagna 12-13mila euro annui.

Esenzioni

Un altro intervento per le pensioni minime riguarda l’innalzamento della no tax area, che potrebbero essere portato a 8.145 euro, stesso livello previsto per i lavoratori dipendenti. Oggi, la no tax area pensionati è pari a 7.750 euro per i pensionati fino a 75 anni, 8mila euro per i più anziani.

APE

Per quanto riguarda le altre misure previste dalla Riforma Pensioni, si conferma sull’anticipo pensionistico APE, pensato in particolare per «chi voleva andare in pensione e per la Fornero non ha potuto» specifica Renzi riferendosi alla riforma previdenziale di fine 2011 che ha alzato l’età pensionabile.

=> APE per tutti, taglio pensione al 5%

«Potrai andare in pensione fino a tre anni prima e prendere più o meno il 5% in meno. Molte delle persone con cui ho parlato mi dicono che il 5% non va bene, altri preferiscono andare in pensione, è una scelta. Nessuno deciderà per conto degli altri. Ma queste persone sono state fregate: siccome si vive più a lungo è comprensibile che quelli di prima dicessero che si doveva andare in pensione più tardi, ma hanno esagerato lo scalone».

Per alcune categorie di lavoratori, ad esempio «chi ha parenti disabili da accudire e chi è disoccupato o svolge un lavoro usurante», l’intervento allo studio è quello di limitare la decurtazione dell’assegno pensionistico, non al 95% ma al 99%. Attenzione: si tratta di materia al centro di trattativa, quindi fino a quando non si riunirà il tavolo non ci sono certezze, ma di fatto questa affermazione rappresenta una novità.

La richiesta dei sindacati è di ampliare il numero dei pensionati che potranno utilizzare l’APE a costo zero. Le parole di Renzi fanno pensare che si stia raggiungendo una mediazione, riducendo parecchio, pur non azzerando, le rate di restituzione del prestito.

=> Riforma Pensioni: APE e bonus precoci

Ricordiamo che l’APE prevede le seguenti modalità di pensione anticipata: ci si può ritirare a 63 anni, quindi con 3 anni e 7 mesi di anticipo, si percepisce un trattamento (finanziato dalle banche) che rappresenta un prestito che verrà poi restituito con rate ventennali sulla pensione. Sono queste rate a determinare, di fatto, il taglio all’assegno previdenziale di cui si parla. Ci sarà un meccanismo di detrazioni fiscali che consentirà però di diminuire, fino ad azzerarlo, il peso delle rate, per particolari categorie di lavoratori (ad esempio, disoccupati di lunga durata). In questo caso, l’anticipo APE è finanziato dallo stato, non dalle banche.

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