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Riforma Pensioni verso l’accordo

di Barbara Weisz

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Il 21 settembre si conclude il negoziato sulla Riforma Pensioni: ecco come si configura l'accordo su APE, RITA, precoci e lavori usuranti.

Si lavora ai dettagli ma il piano di Riforma Pensioni che il Governo inserirà nella Legge di Stabilità 2017 (da presentare entro metà ottobre) è ormai delineato e il 21 settembre sarà presentato, al termine del tavolo negoziale aperto a maggio con i sindacati. La riunione tecnica del 12 settembre ha consentito un accordo su diverse questioni: lo schema dell’anticipo pensionistico APE è definito, si tratta di fissare la soglia di reddito sotto cui scattano le detrazioni integrali su interessi e assicurazioni connesse al prestito.

=> APE per tutti, taglio pensione al 5% annuo

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha convocato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil mercoledì 21 settembre alle 11:00 per la ripresa del negoziato politico, alla presenza del  sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, che ha seguito l’intero negoziato. La riunione sarà conclusiva, volta a

«delineare una sintesi sui risultati del ciclo di incontri sui temi della previdenza e delle politiche del lavoro avviato il 24 maggio».

Vediamo come si delinea la Riforma in vista del vertice decisivo.

APE

  • L’anticipo pensionistico APE sarà utilizzabile a 63 anni di età, che significa 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto all’età pensionabile (66 anni e 7 mesi), a partire dal 2017. Si pensa a un periodo sperimentale di due anni.
  • Come noto, l’APE è un trattamento che il lavoratore percepisce negli anni in cui si è ritirato ma non ha ancora maturato la pensione, che viene poi restituito dallo stesso lavoratore con rate sull’assegno previdenziale distribuite su 20 anni. Un prestito vero e proprio, erogato dall’INPS, ma finanziato dal sistema bancario.
  • Previsto un sistema di incentivi fiscali pensato per ridurre il peso della restituzione (facendo risparmiare fiscalmente almeno parte di ciò che si spende per restituire il prestito). Per gli assegni medio-bassi si pensa di azzerare il peso delle rate: l’asticella sembra fissata a 1200 euro netti al mese, circa 1500 euro lordi, i sindacati chiedono di portarla almeno a 1600 euro lordi.
  • Il peso della restituzione, che in pratica è un taglio sull’assegno previdenziale, va dal 5-6% (per chi si ritira con un anno di anticipo) al 20% (con un prepensionamento di 3 anni e 7 mesi).
  • L’APE può essere utilizzato da lavoratori dipendenti ma non solo: è previsto per tutti gli iscritti a forme di previdenza pubbliche obbligatorie, compresi commercianti, artigiani, coltivatori diretti, parasubordinati. I dipendenti pubblici non sono stati citati espressamente, ma sembra essere implicito.
  • I lavoratori che vanno in pensione anticipata con l’APE potranno anche utilizzare la Rendita integrativa temporanea anticipata, RITA, in alternativa o come forma di parziale di copertura finanziaria della stessa APE: in pratica, si riscatta l’investimento nei fondi di previdenza integrativa, utilizzando la somma per coprire il prestito pensionistico. La misura è agevolata da uno sconto fiscale intorno allo 0,3% per ogni anno di iscrizione al Fondo superiore ai 1, con una tassazione che può scendere al 9%.

Altre misure

  • Pensioni basse: potenziamento della quattordicesima, incremento della no tax area.
  • Lavoratori precoci: bonus contributivo di 3 o 4 mesi per ogni anno di lavoro svolto prima dei 18 anni. In base alle regole attuali, i lavoratori precoci (che hanno iniziato a lavorare molto presto), accedono alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne), indipendentemente dall’età.
  • Lavori usuranti: si pensa di allargare la platea, includendo anche edilizia, infermiere di sala operatoria, maestre d’infanzia, macchinisti.
  • Ricongiunzioni onerose: si chiede di ridurre o abattere i costi per la ricongiunzione dei contributi in diverse gestioni.

Trattativa

Sindacati e Governo esprimono ottimismo su una conclusione proficua del negoziato. Prudente la Cgil:

«su alcuni punti si confermano delle possibili ipotesi di soluzione mentre per altri emergono segnali di indisponibilità».

Preoccupazione «per lo svuotamento di un intervento sul tema del lavoro precoce, anche smentendo diverse ipotesi che erano state prospettate nel corso degli incontri che si sono tenuti nelle settimane precedenti».

Il sindacato confederale insiste sui 41 anni di contributi per chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan ritiene ci siano le condizioni per un accordo il prossimo 21 settembre:

«Penso siamo in dirittura d’arrivo di un lavoro ben fatto; noi abbiamo spronato il governo a trovare le risorse e penso che prima della legge finanziaria ci saranno tutte le risposte alle questioni», dichiara, sottolinea che «alcuni temi vanno approfonditi e affinati».

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