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Riforma Pensioni nel Ddl Bilancio: Quota 102 poi ritorno alla Fornero

di Barbara Weisz

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Riforma Pensioni: proposta dal Governo una soluzione ponte con la Quota 102 per un anno, poi ritorno alla Legge Fornero con flessibilità in casi specifici.

Il rinnovo dell’Opzione Donna e la proroga 2022 dell’APE Sociale dovrebbero entrare nella Riforma Pensioni che sarà inserita inserire in Legge di Bilancio, attesa in Consiglio dei Ministri giovedì 28 ottobre, mentre a margine della cabina di regia sulla Manovra, emerge in queste ore la proposta di Governo per una Quota 102 applicabile nel solo 2022 e di un fondo di 500 milioni  per accompagnare all’uscita anticipata dal mondo alcune categorie di lavoratori penalizzati dai nuovi requisiti, con le regole di Quota 100. Senza un accordo con i Sindacati né in seno alla maggioranza, dunque, la via segnata dall’Esecutivo – che conferma in saldi indicati nel Dpb – resta piuttosto stretta e severa, rimandando al 2022 il tavolo della riforma vera e propria.

Analizziamo il dibattito sulla riforma pensioni cercando di capire il quadro che si sta veramente delineando. Partiamo da una considerazione relativa alle tempistiche: il Consiglio dei Ministri che deve approvare la Manovra 2022, lo strumento legislativo che conterrà la riforma pensioni, è alle porte. Di conseguenza non ci sono margini per esplorare strade alternative.

=> Manovra: si media su Quota 100 e riforma pensioni

Opzione Donna

Una delle soluzioni più rapide da inserire nel Ddl Bilancio sarebbe la proroga dell’Opzione Donna (che sposterebbe di un anno il momento di maturazione del requisito anagrafico e di quello contributivo per rientrare nella platea di aventi diritto a questa forma di pensione anticipata, destinata alle sole lavoratrici). La norma attuale prevede che possano ritirarsi con questa formula le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2020 abbiano 58 o 59 anni, rispettivamente per le dipendenti e le autonome, e almeno 35 anni di contributi. Con il rinnovo sarebbero ammesse anche le lavoratrici che raggiungono i requisiti entro il 31 dicembre 2021.

APE Sociale

Come Quota 100, anche l’APE Sociale è stata introdotta in via sperimentale per tre anni nel 2019, scadendo quindi a fine 2021. Ed anche in questo caso sembra concreta la possibilità di una proroga annuale. Quindi anche nel 2022 sarebbe possibile andare in pensione a 63 anni rientrando in una delle quattro categorie di aventi diritto: disoccupati che hanno terminato gli ammortizzatori sociali; caregiver familiari; lavoratori con handicap del 74%; addetti a mansioni gravose. Il requisito contributivo è di 30 anni, che salgono a 36 nel caso delle mansioni gravose. Non si esclude che la misura possa essere accompagnata da una revisione delle mansioni gravose, allargando così la platea a nuove fattispecie lavorative.

Quota 41 per i gravosi

Il capitolo lavori gravosi è più ampio, nel senso che non riguarda solo l’APE Social: l’introduzione di nuove occupazioni ammesse porterebbe a un allargamento anche della platea degli aventi diritto alla Quota 41, unica forma attualmente prevista di pensione con 41 anni di contributi, riservata ai Precoci (con un anno di contributi versati prima dei 19 anni di età). Par di capire che si stia considerando anche di introdurre una nuova Quota 41 per gravosi, indipendentemente dal requisito del lavoro precoce.

Superamento Quota 100

E qui si arriva al vero nodo, ovvero il superamento di Quota 100. L’obiettivo è assicurare forme di flessibilità in uscita anche dopo il 31 dicembre 2021 per coloro che non hanno i requisiti pieni per la pensione di vecchiaia o anticipata. La Quota 100 scade  a fine anno e bisogna evitare il cosiddetto scalone, ovvero il repentino aumento dei requisito che, in mancanza di nuove norme, si determina il primo gennaio 2022. La Quota 100 consente fino alla fine del 2021 di ritirarsi con 62 anni di età e 38 di contributi.

Le ipotesi al centro del dibattito

  • Quota 102: innalza il requisito di età dal 2022, richiedendo almeno 64 anni (resterebbe invece a 38 anni quello contributivo), è la strada indicata dal Governo, per poi tornare alla Legge Fornero.
  • Quota 102-104: era una delle opzioni di Governo, prevedendo Quota 102 (64+38) nel 2022/2023 e Quota 104 (66 anni+38, con possibili modulazioni) nel 2023/2024, ma potrebbe essere accantonata o rimodulata in senso restrittivo.
  • Opzione contributiva: pensione anticipata rinunciando all’eventuale quota retributiva, con l’intero calcolo tramite sistema contributivo, proposta che non sembra aver trovato particolare seguito.
  • Anticipo contributivo: pensionamento in due tempi, con un anticipo della quota contributiva già maturata e assegno pieno alla maturazione dei requisiti Fornero, proposta a dire il vero mai davvero considerata dal Governo.
  • Pensione anticipata con 41 anni di contributi: proposta sostenuta essenzialmente dai Sindacati ma bocciata a più riprese.

Di tutto questo, il Governo ha messo sul piatto soltanto la Quota 102-104, che ora sembra diventare soltanto Quota 102, e a quanto pare per un solo anno, ma con l’uscita graduale da Quota 100 riguarderebbe in particolare alcune categorie di lavoratori, per il quale un fondo speciale da 500 milioni dovrebbe consentire di pensionarsi con le attuali regole.

Le scelte finali si conosceranno con l’approvazione del ddl di Bilancio in Consiglio dei Ministri. Una considerazione però si può proporre. Il fatto che l’Esecutivo stia andando nella direzione di Quota 102 per un solo anno significa che non ci sarà una riforma delle pensioni ma solo una normativa di passaggio, che consenta opzioni di flessibilità in uscita nel brevissimo periodo salvando per intero l’impianto della legge Fornero. Che dal 2023/2024 resterebbe l’unico riferimento per la pensione di vecchiaia con 67 anni, più gli scatti legati alle aspettative di vita (che riprendono dal 2024 e progressivamente porteranno l’età pensionabile a 70 anni), e anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi, uno in meno per le donne.

In definitiva, si va verso il ritorno alla riforma pensioni Fornero, con possibili correttivi temporanei legati a specifiche attività lavorative.