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Riforma Pensioni: analisi e proposte INPS

di Barbara Weisz

30 Ottobre 2020 11:59

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Pensione anticipata e assegno minimo per i giovani sono le priorità INPS di Riforma Pensioni: le proposte nella relazione sul Welfare degli Italiani.

Pensione di garanzia, copertura dei buchi contributivi delle carriere discontinue, tutela lavori usuranti, flessibilità in uscita.

Sono le priorità di riforma secondo il rapporto annuale INPS sul Welfare degli Italiani, che analizza le prestazioni pensionistiche in chiave pluridecennale illustrando i fattori critici dell’attuale sistema, per rispondere poi con una serie di ipotesi concrete di intervento di riforma.

Criticità pensionistiche

La prima criticità segnalata dal report INPS è lo sbarramento all’accesso dovuto al mancato raggiungimento del cosiddetto importo soglia. Vengono infatti penalizzate vite lavorative caratterizzate da bassi salari e carriere discontinue: in questo caso, il cosiddetto tasso di sostituzione (ovvero il rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultima retribuzione mensile) rischia di essere estremamente basso.

=> Pensione anticipata, requisiti anno per anno

Altro punto delicato è l’aumento del requisito di accesso alla pensione anticipata indipendente dall’età, a causa dell’incremento della speranza di vita: il meccanismo rende desueta questa forma di pensionamento.

E, soprattutto, i coefficienti di trasformazione, basandosi sull’aspettativa di vita media, non riflettono l’aspettativa di vita individuale che può essere, ad esempio, minore per lavoratori che compiono lavori impegnativi dal punto di vista fisico.

Rimane una priorità da affrontare la riduzione della popolazione in età attiva. In passato, anche per effetto dell’incremento dell’aspettativa di vita, è stato allungato il periodo di permanenza nel mercato del lavoro. Oggi sembra più sensato agire su estensione del mercato del lavoro, incremento del lavoro qualificato e dell’istruzione.

Infine, fra le problematicità più rilevanti si segnalano: alto tasso di disoccupazione tra i giovani, gender gap (riferito al tasso di partecipazione delle donne nel mercato del lavoro e salari), scarsa partecipazione al mercato del lavoro nel Sud, altissimo livello di lavoro nero.

Ipotesi di riforma

E siamo alle proposte per la riforma pensioni. Al di là delle diverse opzioni, apparse nel dibattito attuale per lo scenario post-quota 100, dal ritorno a quote fisse (“quota 41” oppure “quota 102”), all’uscita anticipata per i “misti” con penalizzazioni dipendenti dalla distanza rispetto ai 67 anni, il report fornisce una serie di spunti precisi e un’analisi generale.

Le proposte concrete.

  • Tutela usuranti, gravosi e disoccupati over 60: APE sociale e Pensione Precoci «andrebbero approfonditi e resi più generosi e strutturali, al fine di raggiungere quella sperata flessibilità che altrimenti il sistema contributivo difficilmente restituisce».
  • Pensione minima di garanzia da garantire a tutti i futuri pensionati,  in particolare giovani con carriere precarie e discontinue.
  • Copertura vuoti contributivi dovuti a carriere instabili, valorizzando gratuitamente i periodi formativi ai fini pensionistici.
  • Integrazione montante contributivo in base all’entità della contribuzione: attraverso coefficienti incrementali alla fine della vita lavorativa, se il soggetto sia al di sotto di una determinata soglia di pensione teorica; ciò equivarrebbe comunque ad inserire un minimo.
  • Pensioni complementari da stimolare, anche attraverso l’offerta di strumenti di previdenza complementare da parte di soggetti pubblici, per allargare la base contributiva della previdenza complementare, oggi scelta principalmente da lavoratori con salari medio-alti e stabili.
  • Sconti contributivi per lavoratrici madri.
  • Coefficienti di trasformazione fissati al conseguimento dei 60 anni di età.
  • Flessibilità in uscita: riduzione dell’età di accesso e attribuzione di un coefficiente più favorevole per i lavoratori impegnati in attività usuranti o gravose; divisione della pensione in quota retributiva e contributiva (a 62 anni, con 20 anni di contributi e un importo soglia, si potrebbe ottenere un anticipo pensionistico calcolato soltanto sulla parte contributiva mentre la parte retributiva potrebbe rendersi accessibile a 67 anni, con la possibilità di prevedere anche un’anticipazione da scontare successivamente sulla pensione piena).

=> Riforma Pensioni: APe Social anche senza NASpI

Più in generale, secondo l’INPS occorre ripensare al modo in cui si guarda all’alternarsi delle varie fasi della vita degli individui: formazione, lavoro e riposo. Sommariamente, oggi, i primi venti anni di vita sono dedicati alla formazione, i successivi 40- 42 al lavoro e i successivi 20 alla pensione. È auspicabile che già nell’immediato futuro la formazione possa avere un ruolo preponderante e caratterizzare tutte le fasi della vita. Ad esempio: 30 anni per la formazione iniziale, altri 30 fra lavoro e prosecuzione della formazione, gli ultimi 30 dedicati a un pensionamento di lavoro e formazione (active ageing).

Osservatorio

Intanto è stato pubblicato l’Osservatorio sulle pensioni decorrenti nei primi nove mesi del 2020 e sui trattamenti liquidati fino al 2 ottobre. Ricordiamo i requisiti delle pensioni di vecchiaia sono età minima di accesso è di 67 anni, per entrambi i sessi e i settori lavorativi dipendenti privati e autonomi. Per la pensione anticipata sono 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, indipendentemente dall’età. Le altre opzioni di uscita anticipata dal lavoro sono ad oggi Quota 100, Opzione Donna, pensione precoci, usuranti e gravosi.

=> Età pensione in base al lavoro, addio Quota 100

Con riferimento al FPLD, nei primi nove mesi del 2020 si registra un numero di liquidazioni di pensioni di vecchiaia superiore rispetto al 2019. Situazione simile per i lavoratori autonomi per l’aumento dei requisiti anagrafici dello scorso anno. Gli assegni sociali rispecchiano lo stesso andamento. Di seguito ulteriori evidenze.

  • Il peso delle pensioni anticipate su quelle di vecchiaia registra un trend decrescente;
  • il rapporto tra pensioni di invalidità e di vecchiaia è dimezzato rispetto all’intero 2019;
  • la percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili presenta un valore superiore di 17 punti, con un netto sorpasso;
  • livello territoriale il peso delle pensioni liquidate a residenti nel Nord Italia resta il medesimo.