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Come neutralizzare i contributi svantaggiosi per la pensione

di Redazione PMI.it

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I casi in cui una riduzione dei salari o la perdita del lavoro può comportare una riduzione della pensione e come sterilizzare eventuali periodi contributivi penalizzanti.

Nel calcolo della pensione entrano in gioco molti fattori ed effettuare una stima esatta del proprio assegno previdenziale futuro non è un’operazione banale, anche a causa del continuo mutare di normative e leggi. A giocare un ruolo fondamentale, nel calcolo della pensione, sono ovviamente i contributi versati nel corso della vita lavorativa, ma ve ne sono alcuni che potrebbero risultare addirittura penalizzanti ai fini del calcolo della pensione.

Il paradosso del sistema retributivo

Questa situazione si verifica in particolare nei casi in cui l’assegno previdenziale viene calcolato con il sistema retributivo, mentre nei casi in cui l’assegno viene calcolato solamente sulla base del montante contributivo maturato (sistema contributivo), tale paradosso non si verifica.

Con il sistema retributivo, infatti, si tiene conto degli stipendi percepiti dal lavoratore compresi negli ultimi 5 o 10 anni. Questo significa che se negli ultimi anni pre-pensione, invece di avere un aumento, il lavoratore ha subito una riduzione dello stipendio o ha perso il lavoro, percependo un assegno di disoccupazione, la pensione potrebbe risultare ridotta.

Sterilizzare la contribuzione penalizzante

Per risolvere la questione, la giurisprudenza ha riconosciuto ai lavoratori, anche autonomi, la possibilità di sterilizzare eventuali contributi penalizzanti, non facendoli rientrare nel calcolo della pensione, a patto che essi siano stati accreditati una volta maturato il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia o anticipata.

La sterilizzazione dei contributi può riguardare fino ad un massimo di 260 settimane contributive nel caso in cui queste facciano riferimento a periodi di rioccupazione con retribuzione inferiore o ad una disoccupazione indennizzata. Non vi è alcun limite invece alla neutralizzazione di contributi facenti riferimento a periodi figurativi di integrazione salariale o di contribuzione volontaria.

Riferimenti normativi

E’ l’art. 37 del Dpr 818 del 26 aprile 1957 a disciplinare la neutralizzazione dei contributi, seguita dalle leggi  233/1990 e 335/1995.

Il concetto è ripreso poi ripreso da documenti di prassi INPS (es. nel caso dei lavoratori in NASpI) diverse sentenze che ne hanno applicato i contenuti a specifiche casistiche. La più recente è la sentenza n. 173 del 23 agosto 2018, in cui la Corte Costituzionale afferma l’illegittimità degli artt. 5, comma 1, l. 233/1990 ed 1, comma 18, l. 335/1995: per la determinazione delle quote di trattamento pensionistico, se il lavoratore autonomo che abbia già conseguito l’anzianità contributiva minima continua a lavorare accumulando altri contributi, deve essere possibile escluderli dal computo se comportano un trattamento pensionistico meno favorevole.