Pensione anticipata con 41 anni di contributi

In Legge di Bilancio 2018, abbassare l'asticella per la pensione anticipata a 41 anni di contributi: PMI.it intervista Alberto Brambilla (Intinerari Previdenziali).

I giovani che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, che quindi avranno la pensione interamente calcolata con il metodo contributivo, usciranno dal mondo del lavoro nel 2034-2035.

«Fare per loro una legge con la Finanziaria 2017, quando abbiamo problemi più urgenti da risolvere, mi pare una mossa un po’ elettorale».

Meglio intervenire sulla flessibilità in uscita di più breve periodo, abbassando gli anni di contributi necessari per andare in pensione, riportando l’asticella a 41 anni.

PMI.it ne ha discusso con Alberto Brambilla, presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che individua così le priorità da affrontare nell’ambito delle nuove misure di Riforma Pensioni da inserire in Legge di Bilancio 2018.

=> Riforma Pensioni in Legge di Stabilità 2018

Come noto, in corso c’è un negoziato con i sindacati per mettere a punto nuove misure da inserire in manovra. Sul tavolo, la proposta del Governo di un meccanismo che consena ai giovani di ritirarsi con un assegno minimo fra i 650 e i 680 euro. Dibattito aperto anche su altri punti: adeguamento non più automatico dell’età pensionabile alle aspettative di vita e allargamento della platea APe Social, includendo ad esempio i disoccupati che non hanno diritto agli ammortizzatori sociali.

Secondo Brambilla, occorre far ripartire un sistema ingessato:

«oggi abbiamo due canali per andare in pensione, età e anzianità contributiva, entrambi indicizzati».

Positivo il parere sulle misure dello scorso anno:

«vanno bene l’APe Social – che sostituisce la nona salvaguardia esodati –  e l’APe Volontaria».

Sono tutti strumenti che di fatto potenziano la flessibilità in uscita.

«Ma un intervento su cui le parti sociali non insistono, e questo mi stupisce, è riportare ad almeno 41 anni l’anzianità contributiva» per andare in pensione anticipata.

Al momento, gli unici che possono andare in pensione con 41 anni di contributi, sono i precoci (con almeno un anno di contributi versati entro il 19esimo anno di età), che fanno parte di una delle categorie di lavoratori ammessi all’APe Social (disoccupati, caregiver, portatori di handicap, addetti a mansioni gravose).

La pensione anticipata con 41 anni di contributi (oggi, ce ne vogliono 42 anni e dieci mesi),

«risolverebbe il problema di molte donne, dei lavoratori precoci, di coloro che fanno lavori usuranti, senza bisogno di andare a toccare il tema della pensione dei giovani», ritenuto meno urgente in virtù del ragionamento sopra riportato.

=> Pensioni giovani, la proposta del Governo

Per i giovani, invece, quello che si potrebbe fare da subito è ragionare sul coefficiente (2,8 volte l’assegno sociale) necessario per uscire a 63 anni, magari abbassandolo a 1,5. Il riferimento è alla possibilità, per coloro che hanno la pensione interamente contributiva (quindi, che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1996), si andare in pensione anticipata a 63 anni e sette mesi, con almeno 20 anni di contributi versati (non si calcolano eventuali periodi di contribuzione figurativi), in presenza di un assegno previdenziale pari ad almeno 2,8 volte il minimo.

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