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La Riforma Lavoro cambia: i programmi elettorali 2013

di Barbara Weisz

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Lavoro al centro della campagna elettorale 2013: a confronto i programmi, che prevedono più flessibilità per Monti e Giannino, meno precariato per Bersani, Ingroia e Grillo, più sostegno ai giovani per Berlusconi, meno tasse per tutti.

La Riforma del Lavoro 2012 va cambiata, tutte d’accordo le forze politiche in campagna elettorale, ma con piani che divergono parecchio:

  • i centristi di Monti pensano a un tempo indeterminato più flessibile e meno garantista (modello Ichino),
  • il Pd di Bersani propone meno precarietà, salari garantiti e riduzione delle tasse sul lavoro,
  • il centrodestra di Berlusconi scommette sulle assunzioni agevolate e sui giovani
  • il Movimento 5 Stelle di Grillo chiede l’abolizione della Legge Biagi e sussidi di disoccupazione
  • Rivoluzione Civile di Ingroia si concentra su lavoro stabile e ripristino dell’articolo 18.

Scelta civica

La formazione di Mario Monti sta mettendo a punto una bozza sul Lavoro, sulla base dei punti già fissati per l’Italia (leggi l’Agenda Monti). E la novità più importante riguarda il modello del giuslavorista Pietro Ichino, basato sulla flessibilità del mercato del lavoro più che del posto di lavoro (Leggi che prevede la flexsecurity).

Obiettivo: spezzare il dualismo fra lavoro ultra-garantito e contratti precari (sulla strada della Riforma Fornero). riscrivendo le regole del contratto a tempo indeterminato, che dovrebbe diventare meno costoso (in termini di contributi), e più flessibile (magari con una maggior possibilità di licenziare nei primi anni). Prevista una forte possibilità di ricorrere alla contrattazione di secondo livello:

=> Ecco la riforma dei contratti

Le altre proposte: semplificazione delle leggi del mercato del lavoro, ridurre a un anno il tempo medio di ricollocazione di chi perde il lavoro, incentivi per le assunzioni di giovani fino a 30 anni e over 55, detassazione selettiva del reddito dal lavoro delle donne.
Infine, si è parlato di una proposta per il taglio delle vacanze scolastiche (riducendole a un solo mese), che è stata seccamente smentita dal quartier generale di Scelta civica.

=> Lavoro e ferie, confronta le norme europee

Pd

Nel programma della coalizione di Pierluigi Bersani si definisce il lavoro «parametro di tutte le politiche».  Prevista la riduzione delle tasse su lavoro e impresa, magari con meccanismi che prevedono una riduzione del costo del lavoro che premi l’occupazione stabile.

Gli altri punti: contrasto alla precarietà, spezzare la «spirale perversa fra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti», un vasto piano a sostegno dell’occupazione femminile (contrasto alla disparità di redditi e carriere, politiche di welfare per la conciliazione famiglia-lavoro, più asili nido), maggior democrazia del lavoro attraverso una nuova legge sulla rappresentanza sindacale.

Infine, l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano si oppone alle proposte del modello Ichino (in particolare, la licenziabilità).

Pdl-Lega

Le forze che si riconoscono nella leadership di Silvio Berlusconi propongono un credito d’imposta per le imprese che assumono giovani o trasformano a tempo indeterminato i contratti a termine (sempre dei giovani). Proposta l’esenzione dalle tasse per i giovani che aprono una nuova impresa. In programma anche il potenziamento della Borsa lavoro per facilitare l’incontro fra domanda e offerta di lavoro.

Diverse proposte fiscali, per imprese e dipendenti: IVA per cassa e rimborsi da 60 a 90 giorni, graduale abolizione Irap (partendo dalle perdite e dal costo del lavoro), graduale riduzione imposizione sul Turismo; detassazione  straordinari e incentivi di produttività, graduale detassazione delle tredicesime, più sicurezza sui luoghi di lavoro.

Movimento Cinque Stelle

Il movimento di Beppe Grillo prevede sostanzialmente due proposte fondamentali: abolizione Legge Biagi (legge 30/2003), che ha introdotto i contratti a progetto e introduzione di un sussidio di disoccupazione garantito.

Altre proposte: impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno, favorire le produzioni locali, sostenere il No profit; abolire le stock option e prevedere un tetto agli stipendi di manager delle società quotate in Borsa e delle aziende partecipate dallo Stato (quota rilevante o maggioritaria).

Rivoluzione civile

La formazione che fa capo ad Antonio Ingroia parte dalla lotta alla precarietà. Si schiera a favore del contratto collettivo nazionale di lavoro (in contrapposizione al potenziamento della contrattazione decentrata) e chiede una legge su rappresentanza e democrazia sindacale.

Altre porposte: introdurre un reddito minimo di disoccupazione, recuperare del fiscal drug (aumento delle tasse da inflazione) per le retribuzioni e detassazione delle tredicesime; più sicurezza sui luoghi di lavoro; incentivi alle imprese che investono in ricerca e sviluppo e in occupazione a tempo indeterminato.

Fare per fermare il declino

Anche la formazione di Oscar Giannino propone un sussidio di disoccupazione per tutti, indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa. Il programma prevede di sostenere il reddito di chi perde il lavoro (soluzione preferibile alla tutela del posto di lavoro e al sostegno di imprese inefficienti), e di introdurre strumenti di formazione per facilitare la ricerca di un nuovo lavoro. E’ un modello di fatto simile alla flexsecurity.

Il pubblico impiego deve essere governato dalle stesse norme che sovrintendono al lavoro privato introducendo maggiore flessibilità sia del rapporto di lavoro che in costanza del rapporto di lavoro.

Nel programma c’è un captiolo dedicato a giovani e donne: eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società, rifondare il sistema educativo.

=> Consulta lo speciale sulla Riforma del Lavoro

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