Tratto dallo speciale:

Pensioni in Legge di Bilancio: in stallo Quota 102 e Opzione Donna

di Barbara Weisz

scritto il

Riforma pensioni in Legge di Bilancio 2022, nel Dpb nessuna decisione su Quota 102, Opzione Donna ed APE Social: il dibattito politico e quello sindacale.

Nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) non viene definita alcuna scelta sul tema della riforma pensioni in Legge di Bilancio 2022, c’è solo l’indicazione di nuove misure in arrivo per scongiurare lo scalone di fine 2021 ed i commenti a margine rilasciati dal Ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.

Sulle pensioni ci sono diverse ipotesi in ballo, ma nessuna decisone su Quota 100 è stata presa, così come chiesto dai ministri della Lega. Nei prossimi giorni si decideranno modalità e tempi delle modifiche del sistema pensionistico. Escludo qualsiasi ritorno alla Legge Fornero.

Restano dunque in piedi le diverse ipotesi allo studio, dalla Quota 102 all’anticipo contributivo, ma il Governo non ha ancora trovato la quadra sul sistema previdenziale da inserire nella Legge di Bilancio, attesa nei prossimi giorni in Consiglio dei Ministri.

=> Legge di Bilancio 2022: interventi, misure e anticipazioni

Pensioni nel Dpb e in Legge di Bilancio

Il Dpb approvato dal Governo per essere inviato alla Commissione UE contiene i principali capitoli di spesa della Manovra 2022, fra cui fisco, lavoro, ammortizzatori sociali e anche pensioni. Ma se su altri punti della ex Legge di Stabilità ci sono indicazioni specifiche (ad esempio in materia IVA) sul fronte previdenziale si registra uno stallo. Il Governo si limita a indicare che nel Dpb sono «previsti interventi in materia pensionistica, per assicurare un graduale ed equilibrato passaggio verso il regime ordinario». In base alle tabelle del Documento, per queste misure di flessibilità in uscita, sono stanziati in tutto:

  • 601 milioni nel 2022,
  • 451 milioni nel 2023,
  • 507 milioni nel 2024.

Il passaggio si riferisce alla scadenza della Quota 100, che fino alla fine di quest’anno consente di ritirarsi con 62 anni e 38 anni di contributi. La riforma dovrà impedire il cosiddetto scalone, ovvero il brusco salto di cinque anno che, a legislazione invariata, ci vorrebbe nel 2022 per raggiungere una forma di pensione. Il regime ordinario è infatti quello disegnato dall’ultima riforma pensioni, che consente la pensione di vecchiaia a 67 anni e quella anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi, un anno in meno per le donne.

Braccio di ferro sulla Quota 102

Il Ministro dell’Economia Daniele Franco si è fatto portavoce della proposta Quota 102, che consentirebbe di ritirarsi a 64 anni di età e 38 di contributi. In base alle indiscrezioni di stampa, c’è una linea del Ministero dell’Economia che prevede Quota 102 per il solo 2022, poi si salirebbe a Quota 104 dal 2023 (con l’innalzamento dell’età a 66 anni). Ma sarebbero emerse resistenze all’interno della maggioranza, per cui non è stata alla fine ancora individuata una strada precisa per la riforma.

Ad ogni modo, a quanto pare il Governo preferirebbe proseguire sulla strada della Quota 100 con sue nuove declinazioni piuttosto che aprire nuovi capitoli e studiare l’applicazione di altre formule suggerite dagli economisti, come ad esempio l’APE contributiva a 63 anni (anticipo sulla quota maturata e rinvio della eventuale quota retributiva al raggiungimento della pensione di vecchiaia).

Il dibattito e le opzioni in lizza

Nel Dpb 2022 non ci sono indicazioni, resta dunque del tutto aperto il dibattito sulla riforma pensioni. Né si è fatto alcun cenno alle altre misure in scadenza (in attesa di eventuale proroga con o senza rimodulazione): parliamo non soltanto dell’APE Sociale, che dovrebbe contare su più di un miliardo e potrebbe godere di un ampliamento della platea per quanto concerne i beneficiari che svolgono lavori gravosi, ma anche e soprattutto dell’Opzione Donna, che da alcuni anni viene rinnovata offrendo una preziosa opportunità di uscita anticipata per le lavoratrici, seppur con una penalizzazione sul calcolo dell’assegno.

L’assenza di alcun riferimento nel Dpb ha accesso molti timori in questo senso: lo sforzo di Governo si potrebbe concentrare soltanto sulla formula sostitutiva della Quota 100, che tuttavia non ha restituito in risultati prefissati al momento della sua istituzione, quando invece altre formule come APE Sociale estesa a nuove categorie di gravosi e Opzione Donna potrebbero realmente consentire il rinnovo della forza lavoro e tutelare fasce della popolazione più svantaggiate.

Sullo sfondo, la necessità (e le richieste) di una riforma previdenziale organica e non soltanto emergenziale. “L’ipotesi di Quota 102 o 104 sarebbe una vera e propria presa in giro, perché nessun lavoratore e nessuna lavoratrice potrebbe accedere di fatto sostanzialmente a quella misura”, ha dichiarato il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli.

Ci vuole una riforma vera di pensioni, non vogliamo soltanto superare Quota 100.

Il dibattito politico dei prossimi giorni sarà fondamentale per delineare il quadro strategico della riforma pensioni e di conseguenza quello economico, così da poter comprendere la reale portata delle risorse a disposizione e la loro collocazione sostenibile per le diverse misure in pole position.