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Riforma delle pensioni: pagano i giovani

di Redazione PMI.it

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Penalizzati dalle riforme previdenziali sono i giovani, ai quali verranno versate pensioni minime con calcolo contributivo mentre oggi pagano quelle ben pù generose liquidate con il metodo retributivo.

La riforma delle pensioni interesserà tutti: lavoratori pubblici e privati, atipici e precari, liberi professionisti e imprenditori, artigiani e commercianti. I più penalizzati saranno comunque i giovani, che vanno incontro a pensioni pari al 50-70% del loro ultimo salario nella migliore delle ipotesi. Walter Passerini e Ignazio Marino, nel loro recente libro “Senza pensioni“, fanno il punto della situazione.

Le preoccupazioni legate al calcolo della pensione sono motivate: a causa di ogni riforma delle pensioni che ha interessato l’Italia, i giovani si ritrovano oggi a pagare per pensioni di cui loro non godranno e che in passato, invece, erano persino superiori ai contributi versati.

Il libro “Senza pensioni” di Passerini e Marino ripercorre le varie riforme previdenziali che si sono avvicendate nel corso degli anni: in particolare analizzano la riforma Amato del 1992 e la riforma Dini del 1995, che hanno portato all’introduzione del meccanismo del calcolo contributivo, in sostituzione a quello retributivo mantenuto da chi nel ’95 aveva alle spalle più di 18 anni di contributi.

Un tempo «bastava che un soggetto versasse per 30 anni 10 euro al mese di contributi e che negli ultimi 5 anni ne versasse mille al mese per prendere una pensione pari al 70% di mille euro (ovvero 700)». Però allo stato attuale esiste ancora un 93,4% delle pensioni che vengono liquidate con il metodo retributivo, pagate da chi versa i contributi oggi, gli stessi che avranno domani una pensione proporzionale ai contributi versati nel corso della propria vita lavorativa.

Un paradosso che rischia di sfociare in uno scontro generazionale e sociale, ammoniscono gli autori del libro, per evitarlo è necessario che lo Stato investa sui giovani, agevolando il loro ingresso anticipato nel mondo del lavoro ed eliminando le differenze che esistono tra i lavoratori dipendenti e alcuni lavoratori autonomi.

I giovani dovrebbero inoltre entrare nell’ottica di pensare ad una propria previdenza integrativa, scelta finora solo dal 23% dei lavoratori.

Una prospettiva niente affatto rosea, che si va ad aggiungere ad un quadro attuale non migliore, fatto di disoccupazione giovanile al 27,9% e di occupazioni precarie, oltre che sottopagate.

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