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Pensioni d’oro, addio prelievo nel 2017

di Barbara Weisz

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Da gennaio 2017 termina il prelievo di solidarietà su pensioni d'oro e vitalizi dei parlamentari: niente proroga in Legge di Bilancio, ecco i trattamenti interessati.

Fine del prelievo sulle pensioni d’oro dal 2017: la Legge di Bilancio attualmente in discussione alla Camera non ha riproposto la decurtazione sugli assegni previdenziali superiori a 14 volte il minimo, che era stata introdotta dalla Finanziaria 2014. Dal prossimo gennaio, quindi, le pensioni sopra i 91.343 euro lordi annui torneranno piene.

Attualmente, il taglio alle pensioni d’oro è pari al 6% per i trattamenti compresi fra 14 e 20 volte il minimo, quindi fra 91.343 e 130.491 euro, sale al 12% fino ai 195.737 euro e al 18% per gli assegni più alti. La maggiorazione del prelievo si applica sempre sulla parte eccedente il minimo precedente.

Riguarda tutte le forme di previdenza obbligatoria e i vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali. Ricordiamo che su questo prelievo di solidarietà si era pronunciata nel luglio scorso la Corte Costituzionale, ritenendolo legittimo perché le somme risparmiate restano all’interno del sistema previdenziale. La stessa sentenza, però, indica la legittimità di questo contributo come «misura eccezionale, nel senso che non può essere ripetitivo e tradursi in un meccanismo di alimentazione del sistema di previdenza». Una precisazione che, con ogni probabilità, è stata fra gli elementi che hanno determinato la decisione di non prorogare il prelievo pensioni d’oro anche nel 2017 (misura che era stata chiesta da minoranza PD e M5S).

=> Pensioni d’oro: consulta conferma prelievo

La stessa Consulta, invece, aveva precedentemente bocciato un altro prelievo di solidarietà, quello applicato nel triennio 2011 – 2014 alle pensioni superiori a tre volte il minimo, in seguito al quale il governo aveva approvato il decreto Poletti, disponendo una rivalutazione retroattiva solo parziale dei trattamenti fra tre e sei volte il minimo.

=> Rivalutazione pensioni verso la sentenza

Su questo decreto, in realtà, è atteso un nuovo pronunciamento della Corte. (Fonte: sentenza Corte Costituzionale)