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Pensioni: polemica su contributi dei parasubordinati

di Noemi Ricci

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Pensioni sempre più lontane: proposta "shock" di equiparare al 33% le aliquote contributive per i parasubordinati, oggi al 26%: ed è subito polemica.

Nubi sul fronte pensioni per i lavoratori parasubordinati: nel Rapporto sullo Stato Sociale 2011 (Università La Sapienza – Criss) propone di innalzare le aliquote contributive, dall’attuale 26% al 33%, con equiparazione a quelle dei subordinati. La motivazione? Molto teorica: «sarebbe auspicabile che le sperequazioni previdenziali generate dalle segmentazioni del mondo del lavoro fossero rimosse alla radice».

Il problema è che «nel 2035 un lavoratore parasubordinato che accumula 35 annualità contributive, ritirandosi a 65 anni, matura un tasso di sostituzione di circa la metà». Ma la soluzione non tiene conto della realtà.

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso si è mostrata infatti scettica, esortando a procedere con cautela nei riguardi di tale iniziativa, «perché con l’attuale lavoro precario, in gran parte, la contribuzione la pagano direttamente i lavoratori»!

«Si è fatta crescere la precarietà in ragione del fatto che costava meno. Ed ora, perciò, «servono norme di esigibilità altrimenti si costruirebbe un’altra trappola ai danni dei lavoratori precari».

Contrario all’equiparazione anche il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli: «è una cosa che contribuirebbe ad allontanare ancora di più i giovani dal lavoro».

Per il capogruppo IDV, Giuliana Carlino, «si può pensare di aumentare l’aliquota contributiva ai lavoratori precari a patto che questa sia pagata solo dalle imprese ricorrendo, al limite, a forme di sostegno statale. Altrimenti è un inganno perché chiedere altri sacrifici a chi è già costretto a sopravvivere con salari da fame è un’eresia». In linea generale per Carlino «non è un concetto sbagliato pensare di aumentare l’aliquota contributiva in vista di un migliore trattamento pensionistico ma è ovvio che quest’onore non può gravare su quei giovani ai quali politiche scellerate hanno precluso il presente e anche il futuro».

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