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Pensioni d’oro: dal taglio al blocco rivalutazione

di Barbara Weisz

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Salvini favorevole a un blocco delle rivalutazioni più che a un taglio delle pensioni d'oro, alzando eventualmente l'asticella a 150mila euro: critiche da Federmanager, si penalizza la classe dirigente.

Sembra allentarsi la stretta del Governo in materia di taglio pensioni d’oro, su cui si registrano critiche da parte dei diretti interessati, ovvero i manager. Che sono, spesso e volentieri, i titolari degli assegni previdenziali più alti.

Ogni volta che c’è una norma, si va a picchiare sempre sulla classe dirigente, che è già quella più spremuta. Penso che sarebbe meglio andare a cercare i soldi da chi non paga le tasse.

Commenta così, senza mezzi termini, Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager.

Andiamo con ordine. In manovra, o nel provvedimento di riforma pensioni che sarà approvato entro fine anno (non è ancora chiaro quale veicolo verrà scelto per inserire le misure previdenziali), ci sarà il taglio delle pensioni d’oro. In linea generale, dovrebbe riguardare gli assegni pari ad almeno 90mila euro lordi annui (significa 5mila euro al mese).

Le ultime ipotesi vedevano privilegiare un meccanismo a scaglioni, con un taglio  che saliva in base all’assegno previdenziale. Non una misura strutturale ma un prelievo di solidarietà (per evitare rischi dii incostituzionalità).

=> Taglio pensioni d'oro in 5 scaglioni

Negli ultimi giorni si registra però una parziale marcia indietro, con le dichiarazioni del vicepremier, Matteo Salvini che si esprime a favore di un blocco dell’adeguamento, più che a un taglio vero e proprio. Dunque, una misura simile a quelle già previste negli scorsi anni, di blocco della rivalutazione, che toccherebbe sempre gli assegni superiori ai 5mila euro. Fra le anticipazioni, spunta in realtà anche l’ipotesi di un taglio ma su assegni più alti (a partire dai 150mila euro annui).

Vedremo come sarà formulata la misura. La certezza è che, in ogni caso, la riduzione riguarderà solo i trattamenti che non corrispondono ai contributi versati, quindi calcolati con il metodo retributivo.

Nel frattempo abbiamo registriato le critiche di Federmanager. Una decisa presa di posizione negativa, quella di Cuzzilla: come al solito, non si fa

nessun lavoro su controllo fiscale, nessun ragionamento su dati Inps, continuando a mettere insieme previdenza e assistenza. E l’unica soluzione che rimane è quella di fare i prelievi di solidarietà.

A spese della classe manageriale.