Qualificazione delle imprese edili: risposta efficace all’abusivismo?

di Paolo Sebaste

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Il settore edile costituisce da decenni, in Italia (e non solo), uno dei settori trainanti dell'economia, probabilmente quello fondamentale. Il valore della produzione in edilizia nell'anno 2007 è stato pari a 196 miliardi di euro. La attività  svolta in un cantiere richiede la partecipazione di numerose figure professionali, coinvolte più o meno contemporaneamente.

Qualche tempo fa, era stato evidenziato il trend recessivo che aveva iniziato a colpire anche questo settore. La maggior parte delle imprese edili sono anzitutto imprese di piccola dimensione; molto spesso sono coinvolte nella realizzazione delle opere imprese artigiane, e nel tempo si è andata sempre più affermando, conseguentemente, la frammentazione del settore.

I processi produttivi sono condizionati da un utilizzo intensivo di manodopera e dal costo dei materiali impiegati. Aggiungiamo che negli ultimi anni il settore ha intensificato la propria attività  sul mercato privato a seguito della riduzione di appalti di opere pubbliche, mescoliamo il tutto con la attuale crisi finanziaria ed il gioco è fatto. O quasi.

In verità  un ulteriore elemento di “disturbo” e peraltro neanche troppo trascurabile, visti i numeri, è stato individuato nel progressivo aumento di imprese che operano sul mercato senza criteri di qualificazione.

Imprese che hanno adottato principalmente una politica aggressiva dei prezzi, a scapito della qualità  nella realizzazione delle opere commissionate e delle condizioni di lavoro dei propri dipendenti, spiazzando nei fatti imprese più qualificate ma impegnate a sostenere oneri maggiori per garantire qualità  nella produzione. In ogni caso le norme che regolano il settore, nel corso del tempo hanno sempre più assunto caratteristiche di avanguardia, con l'Avviso comune in materia di emersione del lavoro irregolare in edilizia firmato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 16 dicembre 2003 e la successiva adozione del DURC quale sistema di certificazione della regolarità  contributiva delle imprese edili.

Ulteriori misure di “incentivazione” sono inoltre rinvenibili negli sgravi fiscali per le ristrutturazioni e gli sgravi fiscali legati alla riqualificazione energetica degli edifici, che recentemente hanno rischiato l'estinzione, salvo successivo ripensamento del Governo.

L'ultima mossa è volta ad elevare la preparazione professionale e tecnica degli imprenditori, attraverso l'aggiornamento continuo, sull'esempio di Francia e Germania ed è contenuta nelle proposte di legge 496 e 1394 presentate alla Camera nella presente legislatura.
Contrastare l'attività  di imprese irregolari o non qualificate, che secondo il CRESME rappresenta il 60 per cento del valore della produzione di tutto il settore, è un impegno che vale l'impresa.