|
|
|
|
L'approfondimento dai nostri social
|
|
L'accisa mobile
Il 27 luglio, dopo settimane in cui la parola “accisa mobile” era rimbalzata da un’intervista all’altra come la soluzione ormai imminente al caro carburanti, il Consiglio dei ministri si è riunito, ha chiuso i lavori in un quarto d’ora e ha approvato un’altra cosa. Il decreto legge 133/2026, ribattezzato “decreto ponte”, prevede uno sconto di 17 centesimi al litro solo sul gasolio fino al 6 agosto, per un costo di circa 125 milioni di euro, come ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in una conferenza stampa raccontata dall’Espresso. Fuori dal provvedimento sono rimaste sia la benzina, nonostante i prezzi sfiorino i due euro, sia le sigarette, dopo che l’ipotesi di alzarne le accise per finanziare lo sconto era naufragata in giornata sotto il no di Lega e Forza Italia, mentre l’attesissima accisa mobile è stata rinviata al Consiglio dei ministri del 4 agosto, quando arriveranno i dati sull’extragettito IVA di luglio.
Ecco, questo numero di Tradotto nasce esattamente da quel rinvio, perché merita una spiegazione il fatto che uno strumento pensato apposta per le impennate dei prezzi dei carburanti, invocato da maggioranza e opposizione, esistente per legge da quasi vent’anni, non si sia potuto accendere proprio nel momento per cui era stato progettato. La risposta sta in come funziona davvero, e capirlo aiuta anche a leggere quello che succederà nei primi giorni di agosto.
Il contesto è quello che seguiamo da mesi, e di cui avevamo ricostruito le radici nel numero di aprile su Qatar, Hormuz e Algeria. Con lo stretto di nuovo chiuso e il Brent tornato sopra i 100 dollari al barile, il gasolio ha raggiunto i 2,185 euro al litro di media nazionale, il livello più alto dal marzo 2022, quando il record storico di 2,229 euro spinse il governo Draghi al primo grande taglio delle accise, come ricorda l’ANSA. Secondo i calcoli del Codacons ripresi da Sky TG24, un litro di diesel costa il 30,2% in più rispetto all’estate 2025, circa 25 euro in più a pieno, e tra luglio e agosto la spesa complessiva degli italiani per i rifornimenti raggiungerà i 10,8 miliardi di euro, 1,9 in più dell’anno scorso.
|
|
Cos'è l'accisa mobile
(e perché non l'avete quasi mai vista all'opera)
Su ogni litro di benzina o gasolio venduto in Italia gravano due imposte. La prima è l’accisa, una cifra fissa per litro che per il gasolio vale ordinariamente 672,90 euro ogni mille litri e che il decreto ponte abbassa a 532,90 per il periodo dello sconto, come ricostruisce CityNext sulla base del comunicato del Consiglio dei ministri. La seconda è l’IVA al 22%, che si calcola sull’intero prezzo, accisa compresa, portando il peso complessivo del fisco al 53,3% su ogni litro di benzina e al 51% su ogni litro di gasolio, secondo le elaborazioni del Codacons riportate da Sky TG24. Da questo intreccio tra un’imposta fissa e una percentuale nasce la conseguenza automatica che sta al cuore di tutta la storia, perché quando il prezzo industriale sale lo Stato incassa più IVA senza aver deciso nulla.
L’accisa mobile nasce esattamente da questa osservazione. Il meccanismo, introdotto dalla legge finanziaria per il 2008 del governo Prodi e ritoccato nel 2023 dal governo Meloni per renderne più rapida l’attivazione, prevede che il maggior gettito IVA incassato per effetto dei rincari, il cosiddetto extragettito, possa essere restituito ai consumatori sotto forma di riduzione temporanea delle accise, come ricostruisce Il Fatto Quotidiano. In pratica lo Stato, invece di attingere a risorse proprie, rinuncia a guadagnare dalla crisi restituendo ai consumatori quello che i rincari gli hanno fatto incassare in più.
Tre dettagli normativi spiegano perché in quasi vent’anni il meccanismo sia stato attivato soltanto due volte, dai ministri Bersani e Visco nella primavera del 2008 e dal governo Draghi nel 2022, come ricorda Carlo Stagnaro sul Foglio. Il primo è che la legge stabilisce che il ministro dell’Ambiente, di concerto con quello dell’Economia, “può” emanare il decreto di riduzione, un verbo che lascia l’attivazione nel campo delle scelte politiche anziché degli automatismi. Il secondo è che lo strumento scatta solo quando il prezzo medio del periodo precedente supera il valore di riferimento fissato nel Documento di economia e finanza, che per il Brent 2026 è pari a 66,1 dollari al barile. Il terzo, decisivo per capire il 27 luglio, è che serve la certificazione contabile dell’extragettito, un lavoro di Ragioneria e MEF che richiede di confrontare gli incassi IVA su un arco di circa due mesi, come ha spiegato il ministro Foti in un’intervista ripresa da Sky TG24.
Tradotto: più che uno sconto pagato di tasca propria, l’accisa mobile è la rinuncia dello Stato a un guadagno che la crisi gli avrebbe portato senza merito, e proprio per questo può funzionare soltanto quando quel guadagno risulta nero su bianco dai conti. Poiché opera guardando nello specchietto retrovisore, restituendo ad agosto quello che ha incassato in più a luglio, si tratta di uno strumento retrospettivo per costruzione, che difficilmente potrà mai rispondere a un’emergenza in tempo reale
|
|
Perché il 27 luglio non si è potuta usare
Messa così, la sequenza degli ultimi giorni diventa leggibile. I dati sull’extragettito IVA di luglio saranno disponibili solo nella prima settimana di agosto, mentre quello di giugno, come ha scritto Sky TG24 alla vigilia del decreto, rischiava di offrire una coperta troppo corta, per la semplice ragione che a giugno i prezzi erano scesi e lo sconto precedente era ancora in vigore. Il governo si è trovato quindi con lo strumento giusto e il serbatoio quasi vuoto, e da qui è nato il decreto ponte, finanziato secondo quanto spiegato da Giorgetti con quel poco di extragettito incassato a giugno insieme ad altre risorse di bilancio, come riporta il Fatto Quotidiano. Si tratta di un intervento che compra una decina di giorni in attesa che i rincari di luglio producano, nei conti di agosto, l’extragettito da ridistribuire, e sarà il Consiglio dei ministri del 4 agosto a valutare se prorogare lo sconto proprio attraverso le accise mobili, con un extragettito di luglio che secondo il ministro sarà più consistente di quello del mese precedente.
C’è poi una finezza tecnica che vale la pena tradurre, perché mostra quanto il confine tra gli strumenti sia più sfumato di come appare nei titoli. Mentre il taglio da 17 centesimi, composto da 14 centesimi di accisa e 3 di IVA, vale dal 30 luglio al 6 agosto tramite il decreto legge, per i due giorni intermedi del 28 e 29 luglio la stessa riduzione passa da un decreto interministeriale MEF-MASE emanato ai sensi della legge 244 del 2007, come documenta CityNext, ovvero proprio la norma dell’accisa mobile, usata però come veicolo giuridico per uno sconto che l’extragettito da solo non avrebbe coperto. Il vestito giuridico rimane quello del 2008, anche se i soldi che ci passano dentro arrivano in gran parte da un’altra cassa.
Tradotto: più che rinunciare all’accisa mobile, il governo ha dovuto anticiparla con soldi propri, dato che il meccanismo, da solo, il 27 luglio non aveva quasi nulla da restituire. Il decreto ponte funziona come un prestito che lo Stato fa a sé stesso contando di ripagarlo con l’extragettito di luglio, per cui se i conti del MEF confermeranno le attese il 4 agosto assisteremo alla prima vera attivazione a regime dopo quelle del 2008 e del 2022, mentre in caso contrario il ponte rischia di restare senza sponda dall’altra parte.
|
|
Sette decreti in quattro mesi: cosa è successo prima
Per capire perché si è arrivati a questo incastro conviene riavvolgere il nastro. Tra il 19 marzo e il 3 luglio, per contenere i rincari innescati dalla guerra tra Stati Uniti e Iran, l’esecutivo è intervenuto sette volte sulle accise con decreti e proroghe successive, per un costo complessivo di circa due miliardi di euro, come ricostruisce Il Post. Lo sconto, partito da 25 centesimi al litro, è stato progressivamente ridotto fino a 5, con un trattamento che nelle ultime fasi privilegiava il gasolio, e di quello che quel taglio significava per le imprese, a partire dal credito d’imposta per l’autotrasporto, avevamo dato conto su PMI.it.
A inizio luglio, con le quotazioni del greggio in discesa e i prezzi alla pompa rientrati, il governo ha scelto di non prorogare oltre, considerando esaurita la fase emergenziale, come avevamo raccontato sempre su PMI.it, e dal 4 luglio le accise sono tornate al livello ordinario con un rincaro fiscale immediato di circa 6 centesimi al litro. Quando poi gli attacchi tra Stati Uniti e Iran sono ripresi con maggiore intensità, con Hormuz richiuso e il Brent oltre i 100 dollari per la prima volta da maggio, i prezzi alla pompa sono tornati in tre settimane vicino ai picchi di primavera, come documenta ancora Il Post. Il tempismo, va detto, non ha aiutato l’esecutivo sul piano della comunicazione, visto che lo sconto è finito esattamente quando i prezzi hanno ricominciato a salire.
Tradotto: i due miliardi spesi tra marzo e luglio spiegano la prudenza di oggi, perché uno sconto generalizzato finanziato dal bilancio brucia risorse a una velocità che nessun governo può sostenere a lungo. La strategia è quindi cambiata, con un intervento minimo e mirato sul carburante che pesa di più su trasporti e merci come primo passo, seguito dal passaggio a un meccanismo che si autofinanzia. Un disegno elegante sulla carta, che però nei numeri si rivela molto più stretto, come vedremo tra poco.
|
|
Quanto sconto aspettarsi dal 4 agosto
Qui arriva la parte che le conferenze stampa tendono a lasciare in fondo. I 17 centesimi del decreto ponte sono stati possibili perché pagati in buona parte con soldi veri, eppure nemmeno loro bastano a riportare il gasolio sotto la soglia psicologica dei due euro, visto che ai prezzi attuali lo sconto porta la media nazionale da 2,185 a circa 2,02 euro al litro, come calcola il Fatto Quotidiano. L’accisa mobile, che dovrebbe raccogliere il testimone dal 7 agosto, può restituire soltanto l’extragettito certificato, e le stime disponibili suggeriscono cifre più modeste. Secondo l’analisi di Stagnaro sul Foglio, poiché l’extragettito vale circa 2,2 centesimi ogni 10 centesimi di rincaro, ai livelli attuali dei prezzi il taglio massimo finanziabile si ferma nell’ordine di 5-6 centesimi al litro, un ordine di grandezza confermato dalle simulazioni di marzo riportate dal Fatto Quotidiano, che indicavano poco meno di 4 centesimi sulla benzina e poco meno di 8 sul gasolio, anche perché il calcolo considera solo la componente industriale del prezzo.
Le richieste sul tavolo appartengono a tutt’altro ordine di grandezza, dal taglio di almeno 15 centesimi invocato dal Codacons per riportare stabilmente il gasolio sotto i 2 euro fino ai 25 centesimi dell’epoca Draghi chiesti dall’Unione Nazionale Consumatori. Il rischio concreto, per chi fa i conti alla pompa, è quindi che il 7 agosto lo sconto scenda dai 17 centesimi del ponte a una cifra intorno a un terzo, con un effetto ottico di rincaro proprio nelle settimane di massimo traffico. Sullo sfondo resta lo scostamento di bilancio che il Parlamento voterà a inizio agosto, la vera riserva a cui il governo punta per gli interventi d’autunno, in un quadro di finanza pubblica che avevamo fotografato nel numero sulla Manovra 2025 e che torna ogni volta che si discute di dove trovare nuove entrate, come nel numero dedicato alla patrimoniale.
|
|
Chi la vuole, chi la critica, e perché
Il caso dell’accisa mobile è politicamente curioso, perché si tratta di una delle rare misure che maggioranza e opposizione rivendicano contemporaneamente, ciascuna accusando l’altra di arrivarci male o tardi. Vale la pena mettere in fila le posizioni dopo il decreto del 27 luglio.
Il governo, a favore con gradualità. La premier Meloni ha rivendicato un intervento immediato sul carburante che pesa di più su trasporti e agricoltura, riconoscendo che il taglio non risolve il problema ma difendendolo come risposta tempestiva in un quadro di risorse scarse, come riporta l’Espresso. Il ministro Urso ha indicato la rotta, con il ponte sul diesel come primo passo, le accise mobili quando arriveranno i numeri di luglio e, in prospettiva, interventi strutturali sulla rete dei distributori, secondo Sky TG24.
Le opposizioni, favorevoli allo strumento ma durissime sull’esito. Chiedevano da marzo l’attivazione del meccanismo, come ricostruisce Il Post. Dopo il decreto, il deputato di AVS Bonelli ha attaccato la scelta di spendere altri 125 milioni pubblici senza toccare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere, ricordando gli oltre 2,2 miliardi già spesi da marzo, mentre per Faraone di Italia Viva la montagna del Consiglio dei ministri ha partorito un topolino, come riporta l’Espresso.
Le associazioni dei consumatori, favorevoli allo strumento ma critiche sull’entità. Il Codacons chiede un taglio di almeno 15 centesimi, giudicando qualsiasi cifra inferiore inadeguata rispetto a una stangata estiva da miliardi, secondo Sky TG24, mentre l’Unione Nazionale Consumatori chiedeva uno sconto almeno pari ai 25 centesimi del 2022, come riporta il Fatto Quotidiano.
La critica economica, contraria nel merito. Per Stagnaro sul Foglio la misura non risolve alcun problema strutturale, incentiva i consumi di carburante e non raggiunge chi ha davvero bisogno, come dimostra la stagione 2021-2023, quando a fronte di circa 92 miliardi spesi in sussidi energetici quasi quattro famiglie in povertà energetica su dieci ne rimasero comunque escluse secondo uno studio Istat. Sulla stessa linea Il Post, che nota come tenere artificialmente bassi i prezzi in una fase di penuria incentivi a consumare proprio il carburante che scarseggia. L’alternativa proposta è un sostegno concentrato sui redditi bassi, direzione in cui va la social card carburanti allo studio del governo.
|
|
Cosa cambia per le imprese, in concreto
Per chi guida un’impresa il tema non è tanto il pieno del weekend quanto il gasolio commerciale, che per autotrasporto, logistica, agricoltura e chiunque abbia mezzi in strada rappresenta un costo operativo primario, tanto che la scelta di concentrare i 17 centesimi solo sul diesel è stata motivata proprio così. Quattro cose meritano attenzione da qui a fine agosto.
La prima è la finestra dello sconto, che vale fino al 6 agosto con la decisione sul dopo rinviata al Consiglio dei ministri del 4. Chi può pianificare i rifornimenti delle flotte ha davanti dieci giorni di prezzi calmierati con data di scadenza nota, mentre costruire previsioni di costo oltre quella data significa oggi scommettere sui conti del MEF.
La seconda riguarda gli strumenti dedicati, che il decreto rafforza. Il credito d’imposta per l’autotrasporto viene prorogato a tutto luglio, con lo stanziamento complessivo che sale da 300 a 322 milioni di euro, insieme al credito per gli agricoltori, come documenta CityNext, e di come funzionano questi crediti, introdotti dai decreti di primavera, avevamo scritto su PMI.it. A questi si aggiunge il rimborso trimestrale delle accise sul gasolio commerciale per i veicoli sopra le 7,5 tonnellate, la cui finestra per il secondo trimestre si chiude il 31 luglio, per cui chi rientra nei requisiti e non ha ancora presentato istanza ha davanti pochissimi giorni per muoversi.
La terza riguarda i contratti, perché, come già suggerivamo nel numero su Hormuz, molti accordi di trasporto e fornitura contengono clausole di revisione prezzi legate a variazioni significative del carburante che restano quasi sempre inattivate, e con un gasolio salito del 30% su base annua rileggerle è diventato tutto fuorché un esercizio teorico.
La quarta riguarda le aspettative. Se dal 7 agosto il testimone passerà all’accisa mobile, lo sconto scenderà con ogni probabilità verso i 5-8 centesimi indicati dalle simulazioni e resterà per costruzione temporaneo, ricalcolato periodo per periodo sull’extragettito certificato, per cui costruire un budget carburante di fine anno contando su prezzi calmierati per decreto sarebbe un errore già commesso da qualcuno lo scorso giugno, quando lo sconto è finito nel momento peggiore possibile.
|
|
Tradotto...
C’è una parola che in questa storia lavora più di tutte, ed è “mobile”. L’accisa è mobile, i prezzi sono mobili, il calendario degli interventi è mobile, e perfino il confine tra chi rivendica la misura e chi la subisce si sposta a seconda di chi governa, mentre l’unica cosa davvero ferma, da vent’anni, resta la struttura del problema. L’Italia tassa i carburanti per circa metà del prezzo finale, incassa di più ogni volta che il mondo va in crisi, e ogni volta si trova a decidere in emergenza se e quanto restituire.
Il 27 luglio ha aggiunto a questa storia un capitolo istruttivo, perché lo strumento progettato per le crisi dei carburanti esiste, è stato perfino reso più rapido, eppure al momento del bisogno ha dovuto farsi sostituire da un decreto pagato in gran parte in contanti, dato che i soldi che dovrebbe redistribuire non erano ancora stati contati. Chi nei prossimi giorni vi presenterà l’accisa mobile come lo scudo contro il caro carburanti starà vendendo una polizza con un massimale molto più basso di quanto suggerisce la brochure, mentre chi la liquiderà come pura propaganda dimenticherà che qualche euro a pieno, moltiplicato per una flotta e per dodici mesi, rappresenta per una piccola impresa di trasporti un margine operativo tutt’altro che retorico. Come spesso accade, la traduzione corretta sta nel mezzo, e nei decimali.
Nel prossimo numero di Tradotto continueremo a seguire i temi che circolano sui social e nelle vostre attività. Se questo numero vi è stato utile, inoltratelo a chi ogni mattina guarda il display della pompa con la calcolatrice in mano.
|
|
|
|
|