Welfare aziendale, la retribuzione in busta paga che non si vede
Il welfare aziendale è l’insieme di servizi e prestazioni che il datore di lavoro mette a disposizione dei dipendenti in aggiunta allo stipendio. Se destinato alla generalità dei lavoratori o a categorie omogenee, non concorre alla formazione del reddito: niente IRPEF, niente contributi, né per il dipendente né per l’azienda. Il risultato è un aumento reale del potere d’acquisto senza incremento del costo del lavoro.
Rientrano nel panorama del welfare aziendale 2026 i servizi per l’istruzione e la formazione dei figli, i contributi per asili nido e baby sitter, l’assistenza ai familiari non autosufficienti, gli abbonamenti ai trasporti pubblici, le polizze sanitarie integrative, i contributi al fondo pensione complementare. A differenza dei fringe benefit, la maggior parte di queste tipologie non ha soglie massime di esenzione, il che rende lo strumento particolarmente flessibile.
Nel 2026 la Manovra ha innalzato a 5.300 euro il limite di deducibilità dei contributi alla previdenza complementare, rafforzando uno strumento che incide sia sul reddito netto mensile sia sull’assegno pensionistico futuro. Dal 1° luglio 2026 scatta anche l’adesione automatica al fondo pensione per i neo-assunti, salvo rinuncia entro 60 giorni.
